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Domande frequenti.

Le risposte alle domande tecniche più ricorrenti su radioprotezione, sicurezza, autorizzazioni sanitarie e formazione.

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  • aggiornato07.2026

Le risposte hanno finalità informativa e operativa. Non sostituiscono la valutazione del caso specifico, la relazione tecnica dell’Esperto di Radioprotezione né gli obblighi previsti dalla normativa vigente.

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Radioprotezione in odontoiatria: obblighi e apparecchiature34

La bibbia della radioprotezione in odontoiatria

Le cose essenziali che un odontoiatra esercente non dovrebbe mai dimenticare. Una sezione volutamente sintetica: non sostituisce la valutazione dell’Esperto di Radioprotezione, ma raccoglie gli adempimenti che più facilmente vengono trascurati nella gestione quotidiana dello studio.

Qual è la regola numero uno quando nello studio c’è un apparecchio RX?

Prima di installare, spostare, sostituire, modificare o dismettere un’apparecchiatura, oppure di modificare locali, schermature o organizzazione in modo che possa cambiare il rischio radiologico, bisogna avvisare preventivamente l’Esperto di Radioprotezione. È l’Esperto a stabilire che cosa deve essere verificato e se servono comunicazioni agli enti.

Quando deve essere fatta la notifica per iniziare una pratica radiologica odontoiatrica?

Per le pratiche soggette a notifica e svolte con attrezzature medico-radiologiche, la notifica deve essere presentata almeno 10 giorni prima dell’inizio della pratica. La comunicazione non va quindi preparata dopo che l’apparecchiatura è già entrata in uso.

Anche le variazioni di una pratica già notificata devono essere comunicate prima?

Sì. Le variazioni dei dati tecnici e delle condizioni della pratica devono essere comunicate preventivamente. Fanno eccezione le sole variazioni dei dati amministrativi, per le quali la normativa consente la comunicazione entro 30 giorni dalla modifica.

La cessazione di una pratica radiologica può essere comunicata dopo aver tolto l’apparecchiatura?

No. Per una pratica soggetta a notifica, l’intenzione di cessare l’attività deve essere comunicata almeno 30 giorni prima del termine previsto, indicando anche la destinazione definitiva delle apparecchiature radiologiche.

Posso abbattere, costruire, forare o spostare una parete della sala RX senza sentire l’Esperto di Radioprotezione?

Non quando la modifica può interessare la geometria dell’impianto o l’efficacia delle schermature. Anche un muro, una porta, una visiva, una canalizzazione o una scatola elettrica possono far parte della protezione radiologica: la modifica va valutata prima dei lavori, non a lavori conclusi.

Cosa deve essere visibile o immediatamente disponibile nello studio?

Le norme interne di radioprotezione devono essere facilmente consultabili nei luoghi frequentati dai lavoratori e, in particolare, nelle eventuali zone classificate: l’affissione vicino alla postazione radiologica è la soluzione più semplice. Deve invece essere esposto un avviso che inviti le pazienti a comunicare una gravidanza certa, presunta o potenziale.

Il cartello sulla gravidanza sostituisce la domanda alla paziente?

No. L’avviso deve essere esposto, ma non sostituisce l’anamnesi. Prima dell’esame devono essere raccolte le informazioni necessarie sull’eventuale gravidanza quando pertinenti alla procedura.

Quando è necessaria la cartellonistica di zona controllata o zona sorvegliata?

Quando l’Esperto di Radioprotezione ha classificato un’area. In quel caso la zona deve essere individuata e segnalata secondo la classificazione e le indicazioni dell’Esperto. Non è corretto apporre o togliere autonomamente la classificazione.

Quali incarichi di radioprotezione non devono mancare?

Devono essere formalizzati gli incarichi e i ruoli applicabili alla struttura: Esperto di Radioprotezione per la protezione di lavoratori e popolazione; Responsabile dell’Impianto Radiologico per le esposizioni mediche; coinvolgimento dello Specialista in Fisica Medica per gli aspetti di competenza sulla protezione del paziente, dosimetria e qualità. Per il solo endorale odontoiatrico fino a 70 kV la legge consente, a determinate condizioni e previa comunicazione all’organo di vigilanza, di avvalersi dell’Esperto di Radioprotezione già incaricato anche per il programma di garanzia della qualità.

Quali sono i due fascicoli di radioprotezione che devono essere tenuti aggiornati?

Da un lato la documentazione di sorveglianza fisica della radioprotezione, curata dall’Esperto di Radioprotezione; dall’altro il manuale o programma di garanzia della qualità relativo alle esposizioni mediche e alle apparecchiature. Sono documentazioni diverse e nessuna delle due sostituisce l’altra.

Ogni quanto devono essere fatte le verifiche di sorveglianza fisica della radioprotezione?

La frequenza delle valutazioni stabilita dall’Esperto di Radioprotezione deve essere almeno annuale. Non esiste una tolleranza automatica prevista dalla legge: se la periodicità è annuale, è prudente programmare la verifica senza superare i 12 mesi dalla precedente.

Le verifiche annuali di radioprotezione e i controlli di qualità sono la stessa cosa?

No. La sorveglianza fisica di lavoratori e popolazione e il programma di garanzia della qualità delle apparecchiature sono due attività distinte. I controlli di qualità vengono eseguiti agli intervalli stabiliti dal programma e dalle norme di buona tecnica applicabili; non bisogna confondere le loro scadenze con quella almeno annuale della sorveglianza fisica.

La formazione in radioprotezione deve essere documentata e ancora valida?

Sì. Occorre poter dimostrare chi è stato formato, su quali contenuti, da chi, quando e con quale aggiornamento. Per i lavoratori soggetti al rischio radiologico, comprese le assistenti quando interessate, l’articolo 111 prevede aggiornamento almeno quinquennale; per dirigenti e preposti l’articolo 110 prevede aggiornamento almeno triennale. Gli odontoiatri che svolgono attività radiodiagnostica complementare devono inoltre rispettare l’obbligo ECM sulla protezione del paziente, con almeno il 15% dei crediti del triennio dedicati alla radioprotezione.

I crediti ECM sulla radioprotezione del paziente sostituiscono la formazione sulla protezione dei lavoratori?

No. Sono obblighi con finalità diverse. La formazione ECM riguarda la protezione del paziente; la formazione prevista dagli articoli 110 e 111 riguarda la radioprotezione di lavoratori e popolazione in relazione ai ruoli ricoperti. Un attestato ECM, da solo, non dimostra automaticamente l’assolvimento dell’altro obbligo.

Ogni radiografia deve essere davvero necessaria?

Sì. Ogni singola esposizione deve essere giustificata. Prima di eseguire un nuovo esame bisogna valutare il quesito clinico, le immagini precedenti già disponibili e l’eventuale possibilità di ottenere l’informazione necessaria con tecniche che non impiegano radiazioni ionizzanti o con una tecnica a dose inferiore.

Cosa significa ottimizzare ogni singola esposizione?

Significa ottenere l’informazione diagnostica necessaria con la dose più bassa ragionevolmente ottenibile per quel paziente e per quel quesito clinico. Vanno quindi scelti di volta in volta tecnica, parametri di esposizione, collimazione, campo di vista, risoluzione e corretto posizionamento, evitando automatismi e ripetizioni non necessarie.

È corretto eseguire un CBCT “per avere più informazioni”?

Non come regola generale. Il CBCT deve essere scelto quando l’informazione tridimensionale è realmente necessaria e non è adeguatamente ottenibile con una tecnica a dose inferiore. Quando viene eseguito, devono essere selezionati il campo di vista e la risoluzione realmente necessari, non automaticamente il volume massimo.

Le esposizioni dei pazienti devono essere registrate una per una?

Sì. Le indagini e i principali parametri tecnici devono essere registrati singolarmente su supporto informatico. Per panoramiche e CBCT è essenziale conservare anche l’indicatore dosimetrico disponibile e i dati tecnici necessari per ricostruire correttamente l’esposizione.

Perché è indispensabile conservare bene i dati di dose di OTP e CBCT?

Perché servono sia alla verifica dei Livelli Diagnostici di Riferimento, quando applicabili, sia alla predisposizione dei dati che l’esercente deve periodicamente trasmettere alla Regione o Provincia autonoma. Registrare soltanto l’immagine, senza i dati tecnici e dosimetrici necessari, può rendere impossibili questi adempimenti.

Posso usare il mio CBCT o panoramico per eseguire esami richiesti da un altro professionista?

Non nell’ambito della radiodiagnostica complementare odontoiatrica. L’odontoiatra può eseguire l’esame come ausilio diretto alla propria attività clinica, ma non può svolgere esami radiologici per conto di altri soggetti o professionisti né redigere o rilasciare referti radiologici.

La postazione di comando può essere scelta liberamente ogni volta?

No. L’operatore deve utilizzare la posizione prevista dalla valutazione radioprotezionistica e dalle norme interne. Una postazione fissa e protetta rende questa condizione ripetibile e verificabile; per panoramiche e CBCT deve inoltre consentire di osservare il paziente durante l’intera esposizione e di interrompere immediatamente l’emissione se necessario.

Un’assistente può tenere il sensore, il tubo o il paziente durante l’esposizione?

Non deve essere una modalità ordinaria di lavoro. Sensore e tubo devono essere mantenuti con gli appositi sistemi di supporto. Se un paziente deve essere necessariamente assistito, devono essere adottate le procedure previste, privilegiando quando possibile un accompagnatore volontario adeguatamente informato e protetto, non un lavoratore abitualmente esposto.

Dopo una manutenzione importante posso rimettere subito in uso l’apparecchiatura?

Non sempre. Dopo interventi rilevanti che possono influire sulle prestazioni o sulla sicurezza devono essere effettuate e documentate le verifiche previste dal programma di garanzia della qualità e, quando la modifica incide anche sulle condizioni radioprotezionistiche, le verifiche di competenza dell’Esperto di Radioprotezione prima della normale ripresa dell’attività clinica.

Qual è il promemoria più semplice per non dimenticare nulla?

Prima di comprare, installare, spostare, modificare, ristrutturare o dismettere: chiamare l’Esperto di Radioprotezione. Prima di esporre un paziente: giustificare e ottimizzare. Dopo ogni esposizione: registrare i dati. Sempre: mantenere incarichi, registri, formazione, cartelli e verifiche in corso di validità.

Riferimenti essenziali: D.Lgs. 101/2020 e s.m.i., in particolare artt. 46, 53, 108-111, 130-131, 157-168 e relativi allegati. Per la registrazione e la trasmissione dei dati dosimetrici devono essere considerate anche le disposizioni della Regione o Provincia autonoma competente.

Radioprotezione e qualità delle apparecchiature RX

Documentazione, registri, nomine e verifiche

Quali documenti devono essere presenti in una struttura che utilizza apparecchiature radiologiche?

Devono essere disponibili i documenti relativi alla pratica radiologica, alle nomine delle figure responsabili, alla sorveglianza fisica della radioprotezione e al programma di garanzia della qualità delle apparecchiature. La documentazione deve essere aggiornata e coerente con le apparecchiature effettivamente presenti, con i locali e con le attività svolte.

Devono essere presenti due registri distinti?

Normalmente la documentazione viene organizzata in due raccolte principali: il registro di sorveglianza fisica della radioprotezione e il manuale o programma di garanzia della qualità, talvolta denominato anche registro di qualità. Il primo riguarda soprattutto la protezione dei lavoratori, della popolazione e degli ambienti; il secondo riguarda la qualità e la sicurezza delle esposizioni mediche e il corretto funzionamento delle apparecchiature radiologiche.

Che cos’è il registro di sorveglianza fisica della radioprotezione?

È la raccolta nella quale l’Esperto di Radioprotezione registra valutazioni, verifiche, classificazioni, prescrizioni ed esiti della sorveglianza fisica effettuata presso la struttura.

  • classificazione delle aree e degli eventuali lavoratori esposti
  • risultati delle misure ambientali e delle verifiche radiometriche
  • verifiche dei dispositivi di sicurezza e delle schermature
  • prescrizioni, indicazioni operative e verbali delle verifiche periodiche.
Che cos’è il programma di garanzia della qualità?

È l’insieme organizzato delle procedure e dei controlli finalizzati a garantire che le apparecchiature radiologiche siano utilizzate in modo sicuro, efficace e appropriato.

  • prove di accettazione e di funzionamento
  • controlli di qualità
  • protocolli radiologici e criteri di ottimizzazione
  • gestione delle manutenzioni e delle non conformità
  • individuazione delle figure responsabili.
Quali nomine devono essere presenti?

In relazione al tipo di attività devono essere formalmente individuate le figure previste dalla normativa e dall’organizzazione della struttura. Possono rientrare, a seconda dei casi, l’Esperto di Radioprotezione, il Responsabile dell’impianto radiologico, lo Specialista in Fisica Medica, il Medico Competente e le ulteriori figure aziendali coinvolte nella sicurezza. Gli incarichi devono essere formalizzati e accettati quando richiesto.

Quali altri documenti possono essere necessari in radioprotezione?

In funzione della pratica possono essere necessari ulteriori documenti tecnici, autorizzativi e organizzativi.

  • notifica o autorizzazione della pratica radiologica
  • relazione preventiva e benestare preventivo dell’Esperto di Radioprotezione
  • verbale della prima verifica
  • norme interne di radioprotezione
  • valutazione del rischio da radiazioni ionizzanti
  • planimetrie, documentazione delle schermature e classificazione delle aree
  • attestati di formazione
  • documentazione di manutenzioni, modifiche, trasferimenti o dismissioni.
Le verifiche di radioprotezione devono essere effettuate ogni anno?

Per le valutazioni di sorveglianza fisica la frequenza indicata dall’Esperto di Radioprotezione deve essere almeno annuale. L’Esperto può stabilire una frequenza maggiore quando il rischio, l’organizzazione o le caratteristiche della pratica lo richiedono.

Esiste una tolleranza automatica rispetto alla scadenza annuale?

No. La normativa non prevede una tolleranza automatica rispetto alla periodicità stabilita. Quando la frequenza è annuale, la verifica va programmata in modo da non superare l’intervallo di 12 mesi.

Quando devono essere effettuati i controlli di qualità delle apparecchiature RX?

I controlli di qualità vengono effettuati secondo il programma definito per la specifica apparecchiatura. La cadenza è spesso annuale, ma può variare in funzione della tecnologia, delle indicazioni tecniche applicabili, della frequenza d’uso, degli esiti precedenti e di manutenzioni o sostituzioni di componenti.

Cosa accade in caso di sostituzione o trasferimento di un’apparecchiatura RX?

La sostituzione, il trasferimento o una modifica significativa possono richiedere l’aggiornamento della valutazione radioprotezionistica e della documentazione della pratica.

  • aggiornamento della relazione di radioprotezione e verifica delle schermature
  • nuova verifica iniziale e prove di accettazione
  • aggiornamento di notifica o autorizzazione, quando necessario
  • aggiornamento dell’inventario, dei registri e del programma di garanzia della qualità.

Sala radiologica, operatore e paziente53

Radioprotezione in odontoiatria: barriere, fasci e apparecchiature

Barriere e progettazione della sala radiologica

Perché le barriere di radioprotezione devono essere continue?

Una barriera è efficace soltanto se garantisce la necessaria attenuazione lungo tutti i possibili percorsi delle radiazioni. Non basta quindi che una parete contenga genericamente piombo o materiale equivalente: devono essere valutate anche le discontinuità costruttive.

  • giunzioni tra le lastre e raccordi tra pareti, pavimento e soffitto
  • telai e battute delle porte, finestre e visive
  • prese elettriche, scatole da incasso, canalizzazioni e passaggi di cavi o tubazioni
  • eventuali modifiche edilizie successive alla realizzazione della schermatura.
Una piccola fessura nella schermatura è realmente importante?

Potenzialmente sì. Una fessura, un giunto non sovrapposto o una scatola elettrica inserita nella parte schermata può costituire un punto debole. La rilevanza dipende dalla direzione della radiazione, dalla distanza, dalla componente primaria o diffusa, dall’occupazione del locale adiacente e dal numero di esposizioni. Per questo le opere devono seguire il progetto e, quando necessario, essere controllate anche con misure strumentali.

Tutte le pareti di una sala RX devono essere piombate?

No. La necessità della schermatura e il suo spessore devono essere determinati caso per caso. La protezione può essere ottenuta con muratura, calcestruzzo, cartongesso multistrato, piombo, pannelli compositi, vetro schermante o combinazioni di materiali. Devono essere considerate apparecchiatura, carico di lavoro, distanza, direzione del fascio e destinazione degli ambienti confinanti, compresi quelli sopra e sotto la sala.

Una barriera deve necessariamente arrivare fino al soffitto?

Non sempre. Altezza ed estensione della barriera devono essere determinate geometricamente e dosimetricamente. Una paratia parziale può essere sufficiente soltanto se protegge realmente la posizione dell’operatore e non consente percorsi significativi di radiazione al di sopra o lateralmente. La sua adeguatezza non può essere decisa solo sulla base dell’altezza apparente.

Un controllo radiometrico finale sostituisce il progetto delle barriere?

No. Le misure finali possono verificare il comportamento dell’installazione realizzata, ma non sostituiscono la progettazione preventiva. Il percorso corretto comprende raccolta dei dati, valutazione delle direzioni del fascio, calcolo delle barriere, indicazioni costruttive, corretta esecuzione, verifica dell’installazione ed eventuali misure radiometriche.

Fascio primario, radiazione secondaria e tipo di barriera

Che cos’è il fascio primario?

Il fascio primario, o fascio utile/diretto, è la radiazione che esce dal tubo radiogeno attraverso la collimazione ed è diretta verso il paziente e il recettore dell’immagine. È la componente più intensa della radiazione prodotta. Le superfici che possono essere direttamente colpite richiedono una valutazione specifica e, se necessario, una barriera primaria.

Che cos’è la radiazione secondaria?

Con radiazione secondaria si indicano soprattutto la radiazione diffusa dal paziente e dagli oggetti irradiati e la radiazione di fuga dall’involucro del tubo. In odontoiatria la principale sorgente di diffusione è normalmente il paziente; per questo la posizione dell’operatore si valuta rispetto sia al tubo sia alla testa del paziente.

Qual è la differenza tra barriera primaria e barriera secondaria?

La barriera primaria è progettata per intercettare il fascio diretto; la barriera secondaria attenua invece radiazione diffusa e fuga. Possono quindi richiedere caratteristiche e spessori differenti. In generale, una superficie raggiungibile dal fascio diretto richiede una valutazione più gravosa di una superficie interessata soltanto da radiazione secondaria.

Perché la distinzione tra fascio primario e secondario è importante nello studio odontoiatrico?

Perché determina quali pareti possano essere considerate primarie, lo spessore delle schermature, la posizione dell’apparecchiatura e del comando, le direzioni ammesse per un tubo endorale e le procedure operative. Anche uno spostamento o una rotazione dell’apparecchiatura può cambiare il tipo di radiazione che raggiunge una determinata parete.

Endorale, ortopantomografo e CBCT

Il fascio primario di un ortopantomografo viene intercettato dall’apparecchiatura?

Nelle normali apparecchiature panoramiche il fascio attraversa la testa del paziente e raggiunge il sistema di acquisizione sul lato opposto. Il recettore e la schermatura incorporata intercettano normalmente il fascio primario. Le pareti circostanti vengono pertanto valutate soprattutto per la radiazione secondaria, fermo restando che modello, geometria, carico di lavoro e funzioni aggiuntive devono essere verificati caso per caso.

Anche nel CBCT il fascio primario è intercettato dalla macchina?

Nel normale funzionamento di un CBCT odontoiatrico il fascio conico attraversa il volume anatomico e raggiunge il rivelatore che ruota insieme al tubo; l’apparecchiatura è progettata affinché il fascio utile venga intercettato dal sistema di acquisizione e dalla schermatura incorporata. Le barriere della sala sono quindi normalmente dimensionate soprattutto sulla radiazione diffusa e di fuga, che nel CBCT può essere significativa.

Si può affermare che il fascio di OTP e CBCT sia sempre completamente intercettato?

È preferibile evitare il termine “sempre” senza precisazioni. Nelle normali condizioni di funzionamento, con apparecchiatura correttamente installata, allineata e mantenuta, il fascio primario è progettato per essere intercettato dal sistema di acquisizione. Devono però essere considerate eventuali modalità teleradiografiche, differenti campi di vista, manutenzioni, errori di allineamento e configurazioni particolari.

Perché l’apparecchiatura endorale è differente da OTP e CBCT?

Nella radiografia endorale il recettore è collocato nella bocca e non è strutturalmente collegato al tubo. Il fascio può quindi proseguire oltre il sensore e la testa del paziente. Paziente e recettore attenuano il fascio ma non costituiscono una barriera primaria completa; inoltre un errore di centratura può produrre un “cone cut”, con parte del fascio che prosegue verso la parete retrostante. Le direzioni realisticamente raggiungibili dal tubo devono quindi essere considerate nella progettazione delle barriere primarie.

In quale direzione deve essere orientato un apparecchio endorale?

Il tubo deve essere orientato nelle direzioni considerate nella relazione dell’Esperto di Radioprotezione e nelle norme interne. In generale è opportuno evitare porte, finestre, postazioni di lavoro, sale d’attesa, locali ad alta occupazione, zone di transito e pareti non valutate come barriere primarie. Una parete apparentemente robusta non è automaticamente una barriera primaria idonea.

È importante utilizzare un centratore per il sensore endorale?

Sì. I sistemi di posizionamento e centratura migliorano l’allineamento tra tubo e recettore, riducono il rischio di taglio del cono e di ripetizione, favoriscono una collimazione precisa e impediscono che le dita del paziente o dell’operatore entrino nel fascio. La collimazione rettangolare, quando applicabile, può ridurre ulteriormente l’area irradiata e la dose al paziente.

Radioprotezione in odontoiatria: operatore, paziente, segnaletica e ottimizzazione

Pulsante di esposizione e posizione dell’operatore

Il pulsante di esposizione deve essere collocato in una posizione fissa?

Per le installazioni fisse è fortemente opportuno che il comando sia collocato in una posizione prestabilita dalla quale l’operatore possa effettuare l’esposizione restando dietro una barriera adeguata oppure nella posizione e alla distanza definite dall’Esperto di Radioprotezione. La posizione fissa rende verificabile e ripetibile il rispetto delle condizioni sulle quali si basa la valutazione radioprotezionistica.

Un pulsante su cavo mobile è vietato?

Non necessariamente in termini assoluti. Il problema non è il cavo in sé, ma il fatto che un comando liberamente mobile rende più difficile garantire che l’operatore occupi sempre la posizione protetta. Se il comando non è fisso, le modalità d’uso devono essere disciplinate chiaramente e deve essere dimostrato che la posizione operativa garantisce comunque la protezione richiesta.

Perché si dice che il pulsante fisso e protetto sia quasi indispensabile?

Perché la radioprotezione deve basarsi soprattutto su misure tecniche e organizzative stabili, non sulla variabilità del comportamento individuale. Un comando posto nella postazione protetta porta l’operatore a ripetere automaticamente la condizione prevista dal progetto. Soluzioni alternative sono possibili, ma devono essere motivate, controllabili e coerenti con la valutazione dell’Esperto di Radioprotezione.

Il dosimetro personale può compensare una postazione di comando non protetta?

No. Il dosimetro misura la dose ricevuta, ma non impedisce l’esposizione. La protezione deve essere ottenuta prioritariamente con progettazione della sala, schermature, distanza, posizione prestabilita, limitazione degli accessi, procedure e formazione. La dosimetria personale può essere prevista dall’Esperto di Radioprotezione, ma non dovrebbe diventare il rimedio ordinario a una postazione di comando inadeguata.

Il pulsante deve essere mantenuto premuto durante l’intera esposizione?

Normalmente sì: il comando è progettato secondo il principio “a uomo presente”, in modo che l’emissione si interrompa al rilascio. Questo è particolarmente importante nelle scansioni panoramiche e CBCT, perché consente di interrompere immediatamente l’esame in caso di movimento, malore, ingresso di una persona, perdita di posizione o funzionamento anomalo.

Per un apparecchio endorale è sempre necessario stare dietro una barriera?

Non necessariamente. In alcune installazioni endorali, sulla base della valutazione dell’Esperto di Radioprotezione, può essere sufficiente mantenere una distanza adeguata, collocarsi fuori dalla direzione del fascio e occupare una posizione a bassa diffusione. La soluzione deve però essere stabile, ripetibile e indicata nelle norme interne; non è corretto lasciare che ciascun operatore scelga liberamente dove posizionarsi.

Qual è la posizione più sicura rispetto a un endorale?

Quando non è presente una barriera, l’operatore deve collocarsi nella posizione indicata dall’Esperto di Radioprotezione, a distanza dal tubo e dalla testa del paziente, fuori dal prolungamento del fascio primario e preferibilmente lateralmente o posteriormente rispetto alla sua direzione. La distanza aiuta, ma non autorizza a sostare in qualsiasi direzione.

Osservazione del paziente durante l’esposizione

È necessario vedere il paziente durante l’esame radiologico?

Durante l’esposizione deve essere garantita un’adeguata osservazione del paziente, soprattutto per panoramiche e CBCT. L’operatore deve poter verificare che il paziente mantenga la posizione, non perda l’equilibrio, non manifesti malessere e non interferisca con parti mobili dell’apparecchiatura.

Perché l’osservazione è particolarmente importante per OTP e CBCT?

Perché una scansione panoramica o CBCT dura diversi secondi e comporta il movimento dell’apparecchiatura intorno alla testa. In questo intervallo possono verificarsi movimento del paziente, perdita degli appoggi, ansia, malessere o interferenza con il braccio rotante. L’operatore deve poter interrompere rapidamente l’esame se necessario.

L’operatore deve vedere il paziente direttamente?

Non necessariamente attraverso un’apertura non schermata. La visuale può essere assicurata con finestra o vetro schermante, telecamera e monitor, specchio opportunamente collocato o altra soluzione affidabile. Il sistema deve consentire una visione continua, senza zone cieche significative e con qualità sufficiente a rilevare movimenti o difficoltà.

È sufficiente sentire il paziente durante una scansione panoramica o CBCT?

No. La comunicazione vocale è utile ma non sostituisce l’osservazione visiva quando questa è necessaria. Un paziente può muoversi, perdere la posizione o avvicinarsi al sistema rotante senza riuscire a comunicarlo tempestivamente.

Norme interne, zone classificate e segnaletica

Le norme interne di radioprotezione devono essere esposte?

Le norme interne di protezione e sicurezza devono essere rese consultabili nei luoghi frequentati dai lavoratori e, in particolare, nelle zone classificate. L’affissione in prossimità della postazione radiologica è normalmente il modo più semplice per renderle immediatamente disponibili, eventualmente accompagnata da una versione più completa conservata nella documentazione aziendale.

Cosa devono indicare le norme interne di radioprotezione?

Le norme devono essere specifiche per la struttura e per le apparecchiature presenti.

  • soggetti autorizzati a utilizzare le apparecchiature
  • posizione dell’operatore e modalità di azionamento del comando
  • direzioni consentite per l’endorale
  • divieto di permanenza di persone non necessarie
  • modalità di assistenza a pazienti non collaboranti
  • uso delle protezioni, gestione dei guasti e segnalazione di anomalie
  • disposizioni per gravidanza e accesso alle eventuali zone classificate.
Ogni sala RX odontoiatrica è automaticamente una zona controllata?

No. La classificazione deve essere effettuata dall’Esperto di Radioprotezione sulla base delle esposizioni potenziali e delle condizioni di impiego. Una sala può essere zona controllata, zona sorvegliata o non classificata pur restando soggetta a specifiche regole operative. Non è corretto apporre autonomamente la dicitura “zona controllata” senza che corrisponda alla classificazione formalmente adottata.

Quale segnaletica deve essere presente nelle zone classificate?

Quando un’area è classificata, deve essere individuata, delimitata e segnalata secondo le indicazioni dell’Esperto di Radioprotezione. La segnaletica deve rendere riconoscibili la presenza di radiazioni ionizzanti, il tipo di zona, le limitazioni di accesso e le eventuali prescrizioni operative.

È sempre necessaria una luce rossa fuori dalla sala radiologica?

Non automaticamente per ogni installazione odontoiatrica. La necessità di una segnalazione luminosa dipende dalla classificazione, dalla durata delle esposizioni, dalla possibilità di accesso durante l’emissione, dalla configurazione dei locali, dal controllo della porta da parte dell’operatore, dalle indicazioni dell’Esperto di Radioprotezione e da eventuali requisiti regionali o autorizzativi.

Gravidanza e informazione delle pazienti

Devono essere esposti avvisi per le donne in età fertile?

Devono essere rese disponibili informazioni che richiamino il potenziale rischio per il nascituro e invitino la paziente a comunicare una gravidanza certa o sospetta. L’avviso ha funzione di richiamo e non sostituisce l’anamnesi e il colloquio con il professionista sanitario.

È sufficiente esporre il cartello sulla gravidanza?

No. Il cartello non trasferisce interamente sulla paziente la responsabilità di segnalare la gravidanza. Quando rilevante, lo stato di gravidanza deve essere indagato nell’ambito dell’anamnesi e della valutazione dell’esame.

Una paziente in gravidanza non può mai effettuare una radiografia dentale?

No. La gravidanza non costituisce un divieto automatico per ogni esame odontoiatrico. L’esame deve essere clinicamente giustificato, non sostituibile con una tecnica adeguata priva di radiazioni e ottimizzato. Nella radiologia dentale l’utero è lontano dal fascio diretto e la dose al nascituro è normalmente molto bassa, ma giustificazione e ottimizzazione restano necessarie.

Giustificazione e ottimizzazione dell’esposizione medica

Che differenza c’è tra giustificazione e ottimizzazione?

La giustificazione risponde alla domanda: “Questo esame è realmente necessario per questo paziente, in questo momento?”. L’ottimizzazione risponde invece a: “Una volta stabilito che l’esame è necessario, come ottenere l’informazione diagnostica richiesta con l’esposizione più bassa ragionevolmente ottenibile?”. Sono due passaggi distinti e complementari.

Cosa significa ottimizzare una singola esposizione odontoiatrica?

Ottimizzare non significa semplicemente selezionare il valore di dose più basso disponibile. Significa scegliere la combinazione che consenta un’immagine adeguata al quesito clinico evitando dose non necessaria.

  • scelta della tecnica e dell’apparecchiatura
  • corretto posizionamento e collimazione
  • selezione dei parametri di esposizione
  • scelta del volume e della risoluzione
  • prevenzione delle ripetizioni
  • controllo di qualità, manutenzione e corretta visualizzazione delle immagini.
L’esame con la dose più bassa è sempre quello più appropriato?

No. La dose deve essere la più bassa compatibile con l’informazione diagnostica necessaria. Una dose troppo ridotta può produrre un’immagine rumorosa o non interpretabile, con il rischio di errore o di ripetizione. L’obiettivo non è la dose minima in assoluto, ma il miglior equilibrio tra informazione clinica e dose.

Come si sceglie tra endorale, panoramica e CBCT?

La tecnica deve essere scelta in funzione della domanda clinica. L’endorale è adatto al dettaglio di aree limitate; la panoramica fornisce una visione bidimensionale complessiva; il CBCT fornisce informazioni tridimensionali e deve essere scelto quando queste possono modificare concretamente diagnosi o trattamento. Non è appropriato utilizzare automaticamente una tecnica più estesa o a dose maggiore soltanto perché disponibile.

Una panoramica ricostruita da un CBCT equivale a una normale OTP?

No. Una ricostruzione panoramica ottenuta da un volume CBCT non trasforma l’esame tridimensionale in una normale panoramica. Se l’informazione richiesta è esclusivamente panoramica, l’acquisizione di un intero volume CBCT può comportare un’esposizione maggiore del necessario e deve quindi essere specificamente giustificata.

Come si ottimizza un esame CBCT?

Il protocollo deve essere adattato al quesito clinico e al paziente.

  • campo di vista più piccolo compatibile con il quesito clinico
  • regione anatomica corretta
  • risoluzione e dimensione del voxel realmente necessarie
  • programma adeguato ad adulto, bambino e corporatura
  • eventuale modalità a dose ridotta
  • posizionamento accurato per evitare ripetizioni.
Perché è importante scegliere il volume corretto nel CBCT?

Un campo di vista più grande espone una maggiore quantità di tessuti, può aumentare la dose, include organi non necessari e genera più dati da valutare. Il volume deve comprendere l’area necessaria con un margine tecnicamente appropriato, senza estendersi inutilmente all’intero massiccio facciale.

I programmi preimpostati dal fabbricante sono automaticamente ottimizzati?

Non necessariamente. Le impostazioni “adulto”, “bambino”, “piccolo”, “medio” o “grande” sono un punto di partenza, ma devono essere verificate nella specifica installazione considerando qualità delle immagini, popolazione dei pazienti, prestazioni reali della macchina, controlli di qualità e indicazioni del programma di garanzia della qualità.

È corretto ripetere una radiografia non perfetta?

Non sempre. Un’immagine non esteticamente perfetta può essere comunque diagnostica. Prima di ripeterla occorre valutare se mostri la regione necessaria, risponda al quesito clinico e sia sufficientemente interpretabile. La ripetizione è giustificata solo quando l’immagine non fornisce l’informazione necessaria; le cause degli scarti vanno analizzate per prevenirne la ricorrenza.

Perché i bambini richiedono una maggiore attenzione?

I bambini hanno dimensioni corporee minori, organi in sviluppo e una maggiore aspettativa di vita. Parametri, volume e protocollo devono quindi essere adattati all’età e alla corporatura; non è ottimizzato utilizzare automaticamente un programma da adulto.

Presenza di altre persone durante l’esposizione

Altre persone possono rimanere nella sala durante l’esame?

Normalmente nella sala deve rimanere soltanto il paziente. La presenza di un’altra persona è ammessa quando è realmente necessaria, per esempio per assistere un bambino o un paziente non autosufficiente. L’accompagnatore deve essere istruito, collocato fuori dal fascio e protetto secondo le indicazioni applicabili. Non dovrebbe essere un lavoratore incaricato abitualmente di trattenere i pazienti.

Un operatore può tenere il sensore endorale con le dita?

No. Il sensore o la pellicola devono essere mantenuti con appositi supporti. Quando non sia possibile, può essere il paziente a mantenerli, purché le dita non entrino nel fascio. Solo in situazioni eccezionali può intervenire un accompagnatore adeguatamente istruito e protetto.

L’operatore può trattenere il tubo endorale durante l’esposizione?

No. Il supporto del tubo deve mantenere stabilmente la posizione scelta. Se il braccio tende a muoversi, scendere o vibrare, l’apparecchiatura deve essere sottoposta a manutenzione; trattenere manualmente il tubo espone inutilmente l’operatore e rende meno riproducibile la geometria dell’esame.

Dose, rischio individuale e rischio per la popolazione

Una singola radiografia odontoiatrica può provocare un danno al paziente?

Le dosi dei comuni esami odontoiatrici sono generalmente basse e non sono tali da produrre reazioni immediate dei tessuti. Non è però scientificamente corretto affermare che il rischio sia certamente zero. Per gli effetti stocastici la radioprotezione adotta un approccio prudenziale: il rischio individuale di una singola esposizione dentale è molto piccolo, ma non viene considerato automaticamente nullo.

Cosa sono gli effetti stocastici?

Sono effetti per i quali aumenta la probabilità di comparsa con l’aumentare della dose, mentre la gravità dell’eventuale effetto non dipende direttamente dalla dose ricevuta. Il principale effetto stocastico considerato in radioprotezione è l’induzione di una neoplasia. A basse dosi non è possibile prevedere quale individuo svilupperà un effetto né attribuire con certezza un eventuale tumore a una specifica radiografia.

Perché è importante ottimizzare esami con dosi individuali così basse?

Perché gli esami odontoiatrici vengono eseguiti su moltissime persone e possono essere ripetuti più volte nella vita. Evitare esami inutili e ridurre le esposizioni non necessarie produce un beneficio per il singolo paziente, per i soggetti più giovani, per chi necessita di esami ripetuti e per la popolazione nel suo insieme.

È corretto dire che la somma delle esposizioni produce certamente un certo numero di tumori?

No. La dose collettiva è utile per confrontare pratiche e strategie di ottimizzazione, ma non deve essere usata meccanicamente per prevedere un numero certo di tumori moltiplicando dosi individuali estremamente piccole per popolazioni molto grandi. È più corretto affermare che la probabilità associata al singolo esame è molto bassa, ma che il grande numero di esposizioni rende importante evitare ogni esame non giustificato e ottimizzare ogni singola dose.

I limiti di dose si applicano ai pazienti?

No. I limiti di dose previsti per lavoratori e popolazione non si applicano alle esposizioni mediche del paziente, perché un esame giustificato viene eseguito per un beneficio clinico diretto. Per il paziente si applicano invece giustificazione, ottimizzazione, livelli diagnostici di riferimento quando disponibili, garanzia della qualità, registrazione dei parametri e gestione delle esposizioni accidentali o indebite.

Modifiche della sala e dell’organizzazione

È necessario consultare l’Esperto di Radioprotezione prima di spostare un’apparecchiatura?

Sì. Le variazioni che possono modificare le condizioni radioprotezionistiche devono essere valutate preventivamente. Rientrano, ad esempio, spostamento della poltrona, rotazione dell’endorale, trasferimento di OTP o CBCT, apertura di porte o finestre, rimozione di pareti, modifica della postazione di comando, aumento significativo del carico di lavoro o cambio di destinazione dei locali adiacenti.

Radon: obblighi, misure e rimedi85

Che cos’è il radon e perché è pericoloso

Che cos’è il radon?

Il radon è un gas radioattivo naturale, incolore, inodore e insapore. Deriva dal decadimento dell’uranio e del radio presenti naturalmente nel terreno e nelle rocce e può accumularsi negli ambienti chiusi.

Da dove proviene il radon presente negli edifici?

La sorgente principale è normalmente il terreno. Il gas può entrare attraverso crepe, giunti parete-pavimento, pozzetti, cavedi, passaggi di tubazioni, vespai e altre discontinuità delle fondazioni. Un contributo minore può provenire da alcuni materiali da costruzione e dall’acqua.

Il radon è presente soltanto nelle zone montane?

No. Può essere presente in qualsiasi edificio. Alcune aree hanno una probabilità statistica maggiore di concentrazioni elevate, ma anche fuori dalle aree prioritarie possono esistere singoli edifici con valori importanti.

Perché il radon è pericoloso?

Il rischio è legato soprattutto ai prodotti del decadimento del radon che, inalati, possono depositarsi nelle vie respiratorie ed emettere particelle alfa. L’esposizione prolungata aumenta il rischio di tumore del polmone.

Il radon è cancerogeno?

Sì. È un cancerogeno accertato. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo indica come una delle principali cause di tumore polmonare e, in molti Paesi, come la seconda causa dopo il fumo di tabacco.

Radon e fumo di sigaretta aumentano reciprocamente il rischio?

Sì. L’effetto combinato è particolarmente importante: a parità di esposizione al radon, il rischio di tumore polmonare è molto maggiore nei fumatori.

Esiste una concentrazione di radon completamente sicura?

Non è nota una concentrazione sotto la quale il rischio possa essere considerato rigorosamente nullo. I valori di legge sono livelli di riferimento che fanno scattare specifiche azioni, non soglie che separano una situazione pericolosa da una totalmente innocua.

In quale unità si misura il radon?

La concentrazione di attività del radon nell’aria si esprime in Bq/m³, becquerel per metro cubo. Un valore di 300 Bq/m³ corrisponde, in termini di attività, a 300 decadimenti radioattivi al secondo mediamente presenti in un metro cubo d’aria.

Livelli di riferimento

Qual è il livello di riferimento per le abitazioni esistenti?

Per le abitazioni esistenti il D.Lgs. 101/2020 stabilisce 300 Bq/m³ come concentrazione media annua.

Qual è il livello di riferimento per le nuove abitazioni?

Per le abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024 il livello di riferimento è 200 Bq/m³ come concentrazione media annua.

Il valore di 200 Bq/m³ riguarda tutti gli edifici nuovi?

No. Il valore di 200 Bq/m³ previsto dal D.Lgs. 101/2020 riguarda specificamente le abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024. Per i luoghi di lavoro il livello nazionale di riferimento resta 300 Bq/m³, fermo restando il rispetto delle disposizioni edilizie e regionali applicabili.

Qual è il livello di riferimento nei luoghi di lavoro?

Nei luoghi di lavoro il livello di riferimento è 300 Bq/m³ come concentrazione media annua.

I 300 Bq/m³ sono un limite che non deve mai essere superato?

È più corretto parlare di livello di riferimento. Il superamento non comporta automaticamente la chiusura del luogo, ma fa scattare il percorso previsto dalla normativa per ridurre la concentrazione e verificare l’esposizione dei lavoratori.

Cosa rappresenta il valore di 6 millisievert all’anno?

Se, dopo gli interventi correttivi, la concentrazione nel luogo di lavoro resta superiore a 300 Bq/m³, un Esperto di Radioprotezione deve valutare la dose efficace annua ai lavoratori. Il riferimento previsto è 6 millisievert all’anno.

Quando la misura è obbligatoria nei luoghi di lavoro

Il primo quesito pratico è sempre: “il mio locale rientra tra quelli per i quali la misura è obbligatoria?”. La risposta dipende soprattutto dal rapporto con il terreno e, per piano terra e semisotterrati, dalla classificazione territoriale.

Tutti i luoghi di lavoro devono obbligatoriamente misurare il radon?

No. L’obbligo interessa le situazioni espressamente individuate dal D.Lgs. 101/2020 e dal Piano Nazionale d’Azione per il Radon.

Quali luoghi di lavoro sono soggetti all’obbligo di misura?

In sintesi: luoghi di lavoro sotterranei; locali semisotterranei e al piano terra situati nelle aree prioritarie; stabilimenti termali; ulteriori specifiche tipologie individuate dal Piano Nazionale Radon.

Un luogo di lavoro sotterraneo deve essere misurato anche fuori dalle aree prioritarie?

Sì. L’obbligo per i luoghi di lavoro sotterranei vale indipendentemente dalla localizzazione geografica.

Che cosa si considera luogo di lavoro sotterraneo?

Il Piano Nazionale Radon considera sotterraneo un locale o ambiente con almeno tre pareti interamente sotto il piano di campagna, indipendentemente dal fatto che siano direttamente a contatto con il terreno.

Un locale al piano terra deve sempre essere misurato?

No. L’obbligo generalizzato per i locali di lavoro al piano terra ricorre quando si trovano in un’area prioritaria, oltre agli ulteriori casi eventualmente previsti dalla disciplina applicabile.

Un locale semisotterrato deve sempre essere misurato?

L’obbligo riguarda i semisotterrati situati nelle aree prioritarie. Occorre però verificare se, per geometria, il locale sia in realtà classificabile come sotterraneo: in quel caso l’obbligo vale ovunque.

Quali ulteriori attività sono state individuate dal Piano Nazionale Radon?

Tra le tipologie aggiuntive figurano locali chiusi con impianti di trattamento per la potabilizzazione dell’acqua in vasca aperta, impianti di imbottigliamento di acque minerali, naturali e di sorgente e centrali idroelettriche.

Bagni, corridoi e locali tecnici devono essere necessariamente misurati?

Il Piano Nazionale Radon consente normalmente di escludere locali di servizio, spogliatoi, bagni, vani tecnici, sottoscala, corridoi e locali con occupazione inferiore a 100 ore all’anno, purché l’esclusione sia coerentemente motivata e documentata.

Uno studio dentistico deve effettuare la misura del radon?

Dipende dall’ubicazione. Deve misurare, ad esempio, se utilizza locali sotterranei oppure locali semisotterranei o al piano terra in un Comune classificato come area prioritaria.

Uno studio o ambulatorio ai piani superiori deve misurare perché il Comune è in area prioritaria?

Non per il solo fatto di trovarsi in quel Comune. L’obbligo collegato alle aree prioritarie riguarda i luoghi di lavoro al piano terra e semisotterrati, oltre ai sotterranei che sono comunque soggetti ovunque.

Aree prioritarie o “radon-prone areas”

Che cosa sono le radon-prone areas?

La terminologia normativa italiana è “aree prioritarie”. Sono territori nei quali è statisticamente più probabile trovare edifici con concentrazioni elevate di radon.

Come viene definita un’area prioritaria?

Sono aree nelle quali si stima che almeno il 15% degli edifici superi 300 Bq/m³ come concentrazione media annua, sulla base di misure effettuate, riferite o normalizzate al piano terra.

Essere fuori da un’area prioritaria significa essere al sicuro?

No. La classificazione esprime una probabilità statistica territoriale. Non esclude la presenza di singoli edifici con concentrazioni elevate fuori dalle aree prioritarie.

La mappa del radon permette di conoscere il valore del mio edificio?

No. La concentrazione può cambiare molto anche tra edifici vicini. L’unico modo affidabile per conoscere il valore in un determinato edificio è misurarlo direttamente.

Chi stabilisce quali sono le aree prioritarie?

Le Regioni e le Province autonome, secondo i criteri del D.Lgs. 101/2020 e del Piano Nazionale Radon. L’elenco acquista rilevanza ufficiale con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Quanti Comuni lombardi sono attualmente classificati in area prioritaria?

Alla data dell’ultimo aggiornamento ufficiale ARPA Lombardia disponibile nel 2026, i Comuni lombardi classificati sono 90. L’elenco è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 211 del 9 settembre 2023.

Dove si trovano soprattutto le aree prioritarie lombarde?

Le concentrazioni mediamente più elevate sono state riscontrate soprattutto nelle aree montane e pedemontane delle province di Sondrio, Varese, Bergamo, Brescia e Lecco; sono presenti Comuni classificati anche in provincia di Milano.

L’elenco dei Comuni in area prioritaria può cambiare?

Sì. Deve essere aggiornato quando nuove indagini o una modifica dei criteri rendono necessario rivedere la classificazione. È quindi opportuno consultare sempre la mappa e l’elenco ufficiali di Regione e ARPA Lombardia.

Come si misura il radon

Per gli adempimenti di legge conta la qualità dell’intero processo di misura: durata, punto di campionamento, dispositivo, servizio di dosimetria, elaborazione e relazione tecnica.

È possibile stabilire la concentrazione di radon senza effettuare una misura?

No. Geologia, tipologia edilizia e mappe permettono soltanto di stimare una probabilità. Il valore del singolo edificio si conosce soltanto mediante una misura.

Quanto deve durare la misura nei luoghi di lavoro?

Ai fini degli adempimenti deve essere determinata la concentrazione media annua. La misura deve quindi coprire complessivamente un intero anno, anche attraverso più periodi consecutivi secondo il protocollo applicabile.

È sufficiente una misura di una settimana?

No, non per determinare la media annua richiesta dalla normativa. Una misura breve può essere utile come indagine preliminare o diagnostica, ma non sostituisce la misura annuale.

Perché la misura deve durare così tanto?

Perché il radon varia molto durante il giorno e le stagioni e risente di temperatura, pressione, meteorologia, ventilazione e uso dell’edificio. Un periodo breve può non rappresentare l’esposizione media dell’anno.

Che cosa sono i dosimetri radon passivi?

Sono piccoli dispositivi che non richiedono alimentazione elettrica e integrano l’esposizione durante periodi lunghi. I rivelatori a tracce sono tra i sistemi più utilizzati per determinare la concentrazione media.

Che cosa sono i monitor radon attivi?

Sono strumenti elettronici che misurano la concentrazione nel tempo e mostrano l’andamento orario o giornaliero. Sono molto utili per capire la dinamica del fenomeno e per progettare o verificare un risanamento.

È meglio una misura attiva o passiva?

Dipende dallo scopo. Per la media annua i sistemi passivi sono semplici e consolidati. I monitor attivi sono particolarmente utili per diagnosi, studio dell’andamento e verifica degli interventi. Una misura attiva breve non sostituisce la media annua.

Posso comprare un apparecchio elettronico e fare da solo la misura prevista dalla legge?

Un monitor domestico può essere utile come indicazione, ma la misura utilizzata per gli adempimenti deve essere eseguita e documentata da un servizio di dosimetria idoneo secondo i requisiti del D.Lgs. 101/2020, che rilascia la relazione tecnica prevista.

Chi può effettuare ufficialmente le misure?

La normativa prevede servizi di dosimetria riconosciuti; nelle more del pieno sistema di riconoscimento possono operare organismi che possiedono i requisiti previsti dal D.Lgs. 101/2020 e dal relativo Allegato II.

ARPA Lombardia effettua misure su richiesta di ogni privato o azienda?

ARPA svolge principalmente attività istituzionale e campagne di monitoraggio. Per gli adempimenti di aziende e privati ci si rivolge normalmente a servizi di misura qualificati; Regione Lombardia pubblica anche un elenco non esaustivo di operatori.

In quanti locali devono essere collocati i dosimetri?

Devono essere considerati i locali pertinenti secondo i criteri dell’Allegato II del D.Lgs. 101/2020. In presenza di molti locali sostanzialmente omogenei è possibile utilizzare criteri di campionamento, estendendo poi le misure se emergono superamenti.

Quanti punti di misura servono in un locale?

I criteri dell’Allegato II prevedono un numero di punti proporzionato alla superficie: indicativamente almeno un punto ogni 50 m² o frazione fino a 100 m² e almeno un punto ogni 100 m² o frazione per superfici superiori.

Il dosimetro può essere spostato durante la misura?

No. Ogni dispositivo deve essere associato in modo univoco a uno specifico punto e rimanere nella posizione prevista durante il periodo di esposizione.

Durante la misura bisogna tenere le finestre sempre chiuse?

No. La misura deve rappresentare le normali condizioni di utilizzo dell’edificio. L’aerazione e l’uso dei locali devono proseguire normalmente, evitando comportamenti artificiali introdotti soltanto per influenzare il risultato.

Cosa fare dopo la misura

Il risultato della misura non chiude l’adempimento: determina invece cosa deve essere fatto dopo e con quale periodicità.

Cosa succede se il risultato è inferiore o uguale a 300 Bq/m³?

Nel luogo di lavoro soggetto all’obbligo, l’esercente deve conservare la relazione di misura e predisporre il documento previsto dalla normativa, integrandolo nella valutazione dei rischi. Devono inoltre essere considerate eventuali misure ragionevoli per ridurre ulteriormente l’esposizione.

Ogni quanto deve essere ripetuta la misura se il valore non supera 300 Bq/m³?

Nei luoghi di lavoro soggetti agli obblighi la misura viene ripetuta ogni otto anni, salvo i casi in cui debba essere anticipata a seguito di modifiche significative dell’edificio.

La misura deve essere ripetuta prima degli otto anni?

Sì, quando vengono effettuati interventi strutturali a livello dell’attacco a terra o lavori che possono modificare significativamente l’ingresso o l’accumulo del radon, compresi alcuni interventi di efficientamento energetico.

Perché un intervento di efficientamento energetico può aumentare il radon?

Perché rendere un edificio più ermetico può diminuire il ricambio d’aria e aumentare l’accumulo di radon. Il rischio dovrebbe quindi essere considerato anche durante la riqualificazione energetica.

Cosa succede se vengono misurati più di 300 Bq/m³?

L’esercente deve attuare misure correttive per ridurre la concentrazione al livello più basso ragionevolmente ottenibile, avvalendosi di un Esperto in interventi di risanamento radon.

Entro quanto tempo devono essere completati gli interventi correttivi?

Per i luoghi di lavoro il D.Lgs. 101/2020 prevede che le misure correttive siano attuate entro due anni dal rilascio della relazione tecnica di misura, salvo i casi nei quali la valutazione richieda azioni più rapide.

Dopo il risanamento bisogna misurare di nuovo?

Sì. L’efficacia degli interventi deve essere verificata con una nuova misura. Nei luoghi di lavoro che hanno richiesto interventi correttivi, il mantenimento dell’efficacia deve poi essere controllato nel tempo secondo la periodicità prevista.

Ogni quanto si controlla il mantenimento dell’efficacia del risanamento?

Nei luoghi di lavoro interessati, dopo l’attuazione delle misure correttive e la verifica della loro efficacia, le misure devono essere ripetute con cadenza quadriennale.

Il superamento di 300 Bq/m³ deve essere comunicato alle autorità?

Sì. La normativa prevede specifiche comunicazioni agli enti competenti entro un mese dal rilascio della relazione tecnica che attesta il superamento. È opportuno gestire questo passaggio con il professionista che segue l’adempimento.

Cosa succede se, nonostante il risanamento, il valore resta sopra 300 Bq/m³?

Deve intervenire un Esperto di Radioprotezione, che valuta la dose efficace annua ricevuta dai lavoratori e verifica il confronto con il livello di 6 millisievert all’anno.

Cosa succede se la dose ai lavoratori supera 6 millisievert all’anno?

Si applicano le specifiche disposizioni di radioprotezione professionale previste dal D.Lgs. 101/2020 per la situazione di esposizione, con il coinvolgimento dell’Esperto di Radioprotezione e gli ulteriori adempimenti conseguenti.

Come si riduce il radon

È sufficiente aprire le finestre?

L’aerazione può abbassare temporaneamente la concentrazione, ma non costituisce normalmente una soluzione strutturale definitiva. L’intervento deve essere stabile, controllabile e compatibile con l’uso dell’edificio.

Quali sono i principali sistemi di risanamento?

Le soluzioni possono comprendere sigillature, membrane antiradon, ventilazione dei vespai, depressurizzazione del terreno o del volume sotto il pavimento, pozzetti radon e sistemi di ventilazione progettati. La tecnica corretta dipende dall’edificio.

Qual è generalmente la tecnica più efficace?

Spesso è molto efficace impedire l’ingresso del gas creando una depressione sotto l’edificio o nel vespaio e convogliando il radon all’esterno. Non esiste però una soluzione universalmente valida.

È meglio prevenire in fase di costruzione o intervenire dopo?

Prevenire durante progettazione e costruzione è in genere più semplice ed economico. Membrane, vespai e predisposizioni per sistemi di depressurizzazione possono essere integrati fin dall’origine.

Una bonifica radon rimane efficace per sempre?

Non necessariamente. Ventilatori, membrane, sigillature e condizioni dell’edificio possono cambiare. Per questo l’efficacia deve essere verificata e mantenuta nel tempo.

Figure professionali e responsabilità

Chi è responsabile degli adempimenti radon nel luogo di lavoro?

La responsabilità degli adempimenti previsti dal D.Lgs. 101/2020 è dell’esercente, nel quadro degli obblighi del datore di lavoro e della gestione complessiva della sicurezza.

Chi esegue la misura?

La misura utilizzata ai fini normativi è effettuata sotto la responsabilità di un servizio di dosimetria idoneo, che gestisce dispositivi, qualità della misura, elaborazione dei risultati e relazione tecnica. I laboratory non gestiscono direttamente ne’ la progettazione ne’ l’esecusione della misura, ma solo la lettura dei dosimetri passive. Per la progettazione della misura e l’identificazione degli obblighi successive, si suggerisce di dare incarico al professionista adatto che e’ l’Esperto di Radioprotezione.

Chi è l’Esperto in interventi di risanamento radon?

È il professionista qualificato che fornisce le indicazioni tecniche per progettare, attuare e controllare gli interventi finalizzati a ridurre la concentrazione di radon negli edifici.

Quali requisiti deve possedere l’Esperto in interventi di risanamento radon?

Deve possedere un’abilitazione professionale che consenta la progettazione di opere edili e la formazione specifica prevista dall’articolo 15 del D.Lgs. 101/2020, oggi basata su un percorso di almeno 60 ore, oltre agli aggiornamenti previsti.

L’Esperto in risanamento radon e l’Esperto di Radioprotezione sono la stessa figura?

No. L’Esperto in risanamento progetta gli interventi edilizi o impiantistici per ridurre il radon. L’Esperto di Radioprotezione interviene, tra l’altro, se dopo le misure correttive la concentrazione resta sopra 300 Bq/m³ e deve essere valutata la dose ai lavoratori. L’Esperto di Radioprotezione è anche suggerito, soprattutto in ambienti complessi, come consulente del Datore di Lavoro, per la supervision del rischio Radon in generale, compresa la supervisione sul risanamento.

L’RSPP può sostituire l’Esperto in risanamento radon?

No, a meno che possieda personalmente anche i requisiti specifici previsti per l’Esperto in interventi di risanamento radon. L’RSPP collabora alla gestione del rischio e all’aggiornamento del DVR, ma non sostituisce automaticamente la figura tecnica prevista dal D.Lgs. 101/2020.

Radon nelle abitazioni

Tutti i proprietari di casa sono obbligati a misurare il radon?

No. Il D.Lgs. 101/2020 non introduce un obbligo generalizzato di misura per ogni abitazione privata. Nelle aree prioritarie vengono però promossi programmi di misurazione e riduzione dell’esposizione.

È comunque consigliabile misurare il radon in casa?

Sì, soprattutto in aree prioritarie, in abitazioni con locali a contatto con il terreno, interrati o seminterrati, edifici poco ventilati o fortemente riqualificati dal punto di vista energetico.

Come si misura il radon in un’abitazione?

È preferibile una misura di lunga durata nei locali più occupati, con particolare attenzione ai piani più bassi, soggiorni e camere da letto. La misura deve rappresentare le normali condizioni di vita dell’abitazione.

Un’abitazione esistente con 250 Bq/m³ è “a norma”?

Il valore è inferiore al livello di riferimento di 300 Bq/m³ per le abitazioni esistenti. Ciò non significa che il rischio sia nullo: quando tecnicamente e ragionevolmente possibile è comunque utile ridurre ulteriormente la concentrazione.

Radon in Lombardia

In Lombardia gli obblighi nazionali si intrecciano con la classificazione regionale delle aree prioritarie e con le linee guida regionali per la prevenzione e il risanamento.

Quali sono i principali riferimenti specifici della Lombardia?

Oltre al D.Lgs. 101/2020 e al Piano Nazionale Radon, sono rilevanti la L.R. Lombardia 3/2022, la DGR XII/508 del 26 giugno 2023 sulle aree prioritarie e le Linee guida regionali aggiornate con DGR XII/5469 del 9 dicembre 2025.

Come faccio a sapere se il mio Comune lombardo è in area prioritaria?

Bisogna consultare l’elenco e la mappa ufficiali pubblicati da Regione e ARPA Lombardia. L’elenco deve essere verificato nella sua versione più recente perché può essere aggiornato.

Quanti sono i Comuni lombardi in area prioritaria?

L’ultimo elenco ufficiale disponibile nel 2026 comprende 90 Comuni, distribuiti nelle province di Lecco, Bergamo, Brescia, Varese, Sondrio e Milano.

Uno studio già esistente al piano terra in uno dei 90 Comuni lombardi dovrebbe avere già misurato?

Per le attività esistenti al momento della pubblicazione dell’elenco in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 9 settembre 2023, il termine di 24 mesi previsto per completare la prima misura è decorso. Nel 2026 la documentazione dovrebbe quindi essere già disponibile.

Se apro oggi un nuovo studio al piano terra in un Comune lombardo classificato, quando devo misurare?

Per una nuova attività che ricade nell’obbligo, il termine decorre dall’inizio dell’attività. La determinazione della concentrazione media annua deve essere completata entro il termine previsto dall’articolo 17, pari a 24 mesi.

Domande pratiche

La valutazione del radon deve essere inserita nel DVR?

Sì, quando il luogo di lavoro rientra nel campo di applicazione. La relazione tecnica e il documento conseguente devono essere integrati nella valutazione dei rischi e conservati secondo quanto previsto dalla normativa.

Posso scrivere nel DVR che il Comune è a basso rischio e non fare la misura?

No, quando ricorre una delle condizioni che rendono la misura obbligatoria. La classificazione territoriale non sostituisce la determinazione della concentrazione media annua.

Se il vicino ha misurato poco radon posso evitare la misura?

No. Edifici anche adiacenti possono presentare valori molto diversi per fondazioni, crepe, ventilazione, caratteristiche del terreno e modalità d’uso.

Se un locale non viene quasi mai utilizzato devo comunque misurarlo?

I criteri del Piano Nazionale Radon consentono di escludere alcuni locali di servizio e quelli con occupazione inferiore a 100 ore all’anno, ma l’esclusione deve essere motivata e documentata.

Se il valore è 290 Bq/m³ non devo fare nulla?

Non scatta l’obbligo di risanamento legato al superamento dei 300 Bq/m³, ma il valore non è una soglia di sicurezza assoluta. È ragionevole valutare interventi semplici e proporzionati che possano ridurre ulteriormente la concentrazione.

Se una misura preliminare mostra valori molto alti devo aspettare un anno prima di intervenire?

No. La misura normativa deve determinare la media annua, ma valori preliminari affidabili molto elevati giustificano approfondimenti e misure prudenziali immediate. La durata del monitoraggio non deve diventare un motivo per rinviare interventi evidentemente necessari.

Un sistema di ventilazione meccanica elimina automaticamente il problema?

No. L’efficacia dipende da portate, bilanciamento delle pressioni, percorso di ingresso del radon e caratteristiche dell’edificio. Un sistema non correttamente progettato può essere poco efficace o modificare sfavorevolmente le pressioni.

La misura del radon è una normale misura ambientale?

È tecnicamente semplice solo in apparenza. Per avere valore ai fini normativi devono essere rispettati requisiti precisi su durata, numero e posizione dei punti, dispositivi, qualità, elaborazione e relazione tecnica.

Le regole essenziali da ricordare

  • Il radon non si vede, non si sente e il valore del singolo edificio si conosce soltanto misurandolo.
  • Il livello di riferimento è 300 Bq/m³ per luoghi di lavoro e abitazioni esistenti; 200 Bq/m³ per le abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024.
  • Nei luoghi di lavoro sotterranei la misura è obbligatoria ovunque.
  • Nelle aree prioritarie sono interessati anche i luoghi di lavoro al piano terra e semisotterrati.
  • La valutazione normativa è riferita alla concentrazione media annua.
  • Una misura breve o un sensore domestico non sostituiscono automaticamente la misura prevista dalla legge.
  • Nei luoghi di lavoro interessati, sotto 300 Bq/m³ la misura deve essere ripetuta periodicamente e dopo specifiche modifiche dell’edificio.
  • Sopra 300 Bq/m³ devono essere attuate misure correttive con il supporto dell’Esperto in interventi di risanamento radon.
  • Dopo il risanamento bisogna verificare l’efficacia dell’intervento e mantenerla nel tempo.
  • Se, dopo gli interventi, si resta sopra 300 Bq/m³ deve intervenire l’Esperto di Radioprotezione per la valutazione della dose ai lavoratori.
  • Essere fuori da un’area prioritaria non significa essere automaticamente al sicuro.
  • La mappa del radon non sostituisce mai la misura del singolo edificio.

Impianti, elettromedicali e laser30

Impianto elettrico e impianto di terra

Quali documenti devono essere conservati per l’impianto elettrico?

Devono essere disponibili, quando applicabili, progetto e schemi, dichiarazione di conformità, eventuale dichiarazione di rispondenza, classificazione dei locali medici, documentazione dei quadri, verbali delle verifiche iniziali e periodiche, registro delle manutenzioni e documentazione dell’impianto di terra.

Il progetto dell’impianto elettrico è sempre obbligatorio?

La necessità e le caratteristiche del progetto dipendono dall’epoca di realizzazione, dalla potenza, dalla destinazione dei locali e dalla complessità dell’impianto. Nei locali medici è particolarmente importante disporre di una progettazione coerente con la classificazione del locale e con le apparecchiature utilizzate.

Che cos’è la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico?

È il documento con il quale l’impresa installatrice dichiara che l’impianto è stato realizzato secondo la regola dell’arte e nel rispetto della normativa applicabile. Deve essere rilasciata anche per ampliamenti, trasformazioni o rifacimenti significativi.

Cosa si può fare se la dichiarazione di conformità non è reperibile?

Per determinati impianti e nelle condizioni previste dalla normativa può essere possibile predisporre una dichiarazione di rispondenza. La possibilità deve essere verificata da un professionista abilitato, considerando l’epoca e le caratteristiche dell’impianto.

Che cos’è la classificazione dei locali medici?

È la valutazione tecnica che individua il gruppo del locale in relazione alle attività sanitarie svolte e alle modalità con cui gli apparecchi elettromedicali vengono applicati al paziente. La classificazione condiziona requisiti dell’impianto, protezioni, equipotenzialità, continuità di alimentazione e verifiche.

Le verifiche dell’impianto elettrico devono essere effettuate annualmente?

Non tutte le verifiche hanno necessariamente cadenza annuale. Le periodicità dipendono dal tipo di prova, dalla classificazione dei locali, dalle caratteristiche dell’impianto, dalle norme tecniche applicabili e dalla valutazione del rischio. È quindi opportuno predisporre un programma di verifica specifico.

Che differenza c’è tra manutenzione elettrica e verifica periodica?

La manutenzione serve a mantenere l’impianto efficiente e sicuro e può comprendere controlli, riparazioni e sostituzioni. La verifica periodica consiste invece nell’esecuzione documentata di prove e misure finalizzate ad accertare la permanenza delle condizioni di sicurezza.

L’impianto di terra deve essere denunciato?

Nei luoghi di lavoro l’impianto di terra deve essere gestito secondo le procedure previste dal D.P.R. 462/2001. La dichiarazione di conformità viene trasmessa attraverso le procedure INAIL/CIVA per la registrazione dell’impianto.

Quali documenti devono essere conservati per l’impianto di terra?

Devono essere conservati la dichiarazione di conformità, la ricevuta della trasmissione, la matricola o il codice identificativo, gli eventuali documenti di comunicazione e i verbali delle verifiche periodiche, oltre alla documentazione degli interventi eseguiti in seguito a eventuali prescrizioni.

Ogni quanto deve essere verificato l’impianto di terra nei locali medici?

Per gli impianti installati in locali ad uso medico il D.P.R. 462/2001 prevede la verifica periodica biennale. La scadenza deve essere monitorata e distinta dalle normali verifiche manutentive previste dalle norme tecniche.

Chi può effettuare la verifica periodica dell’impianto di terra?

La verifica ai sensi del D.P.R. 462/2001 deve essere affidata ai soggetti previsti dalla normativa, quali ASL/ARPA territorialmente competenti o organismi abilitati dal Ministero competente. Non può essere sostituita dalla semplice verifica effettuata dall’elettricista o dal manutentore abituale.

Il soggetto che esegue le normali verifiche elettriche può effettuare anche la verifica di terra?

Può farlo soltanto se opera, per la verifica di legge, come soggetto abilitato e indipendente secondo le disposizioni applicabili. La verifica D.P.R. 462/2001 è distinta dalle attività di installazione e manutenzione e richiede terzietà.

Apparecchiature elettromedicali

Che cos’è un’apparecchiatura elettromedicale?

È un apparecchio elettrico destinato alla diagnosi, al trattamento o alla sorveglianza di un paziente che presenta una parte applicata oppure trasferisce energia verso o dal paziente o rileva tale trasferimento. La classificazione concreta dipende dalla funzione e dalla configurazione dell’apparecchiatura.

Quali apparecchiature devono essere inserite nell’inventario?

Devono essere censiti gli apparecchi elettromedicali e i sistemi elettromedicali presenti nella struttura. Possono rientrare, a titolo esemplificativo, riuniti odontoiatrici, elettrobisturi, elettrocardiografi, ecografi, monitor, defibrillatori, aspiratori medicali, apparecchiature per fisioterapia e apparecchiature radiologiche.

Quali informazioni deve contenere l’elenco delle apparecchiature?

Per ogni apparecchiatura è opportuno registrare almeno denominazione, fabbricante, modello, numero di serie e inventario, ubicazione, anno di acquisto o messa in servizio, periodicità delle verifiche, stato, data dell’ultima manutenzione e prossima scadenza.

Quali documenti devono essere conservati per le apparecchiature elettromedicali?

Devono essere disponibili manuale d’uso, documentazione di installazione, dichiarazioni e marcature applicabili, verbale della verifica iniziale, verbali delle verifiche periodiche, rapporti di manutenzione e riparazione, segnalazioni di guasti o anomalie e documentazione di dismissione.

Qual è la norma di riferimento per le verifiche periodiche degli elettromedicali?

La norma di riferimento per le verifiche periodiche e per le prove dopo riparazione è la CEI EN 62353, classificazione CEI 62-148. La CEI EN 60601-1 riguarda invece principalmente i requisiti generali di sicurezza di base e prestazione essenziale degli apparecchi elettromedicali.

Ogni quanto devono essere verificate le apparecchiature elettromedicali?

Non esiste necessariamente una periodicità identica per tutte le apparecchiature. La frequenza deve essere determinata considerando indicazioni del fabbricante, tipologia e criticità, frequenza di utilizzo, ambiente di impiego, esiti delle verifiche precedenti, guasti e riparazioni e valutazione del rischio della struttura.

È necessario effettuare una verifica dopo una riparazione?

Sì, quando la riparazione può avere modificato le condizioni di sicurezza elettrica o le prestazioni essenziali. L’apparecchio non dovrebbe essere rimesso in servizio prima dell’esito positivo delle prove necessarie.

Tutti gli apparecchi presenti entro 1,5 metri dal paziente sono elettromedicali?

No. Un apparecchio elettrico ordinario non diventa automaticamente elettromedicale solo perché si trova vicino al paziente. La sua presenza nella zona paziente deve però essere valutata, perché può introdurre rischi elettrici aggiuntivi o entrare a far parte di un sistema elettromedicale.

Che cos’è un sistema elettromedicale?

È una combinazione di apparecchi, almeno uno dei quali elettromedicale, collegati tra loro funzionalmente o attraverso prese multiple, cavi dati o altri collegamenti. La sicurezza deve essere valutata considerando l’intero sistema e non soltanto i singoli componenti.

Laser

Come vengono classificati i prodotti laser?

I prodotti laser sono suddivisi nelle classi 1, 1M, 1C, 2, 2M, 3R, 3B e 4. La pericolosità dipende da potenza o energia, lunghezza d’onda, durata dell’emissione, accessibilità del fascio e condizioni di utilizzo.

Per quali laser è necessaria una valutazione specialistica?

Per i laser di classe 3B e 4 è necessaria una gestione specialistica del rischio. Anche per laser di classe 3R o per sistemi delle classi inferiori può essere opportuno un approfondimento in presenza di emissioni invisibili, strumenti ottici, fasci accessibili o procedure particolari di manutenzione e allineamento.

Chi è l’Addetto alla Sicurezza Laser?

È la figura tecnica che supporta il datore di lavoro nella valutazione e gestione del rischio laser in ambito sanitario, odontoiatrico, veterinario o estetico. Negli altri ambiti viene comunemente utilizzata la denominazione Tecnico per la Sicurezza Laser.

Quali sono i principali compiti dell’Addetto alla Sicurezza Laser?

I compiti possono comprendere censimento e classificazione delle sorgenti, valutazione del rischio, determinazione della Distanza Nominale di Rischio Oculare, individuazione della Zona Laser Controllata, verifica dei sistemi di sicurezza, scelta dei DPI, predisposizione di procedure, formazione degli operatori e collaborazione con RSPP e Medico Competente.

Che cos’è la Zona Laser Controllata?

È l’area nella quale l’esposizione al fascio diretto, riflesso o diffuso può superare i livelli di sicurezza. Può richiedere controllo degli accessi, segnaletica, barriere, interblocchi, procedure operative e dispositivi di protezione.

Che cos’è la Distanza Nominale di Rischio Oculare?

È la distanza oltre la quale l’esposizione diretta al fascio non supera normalmente il limite previsto per l’occhio. La sua determinazione aiuta a definire l’estensione della zona controllata e le misure di protezione.

Gli occhiali per laser sono tutti equivalenti?

No. Devono essere scelti in relazione a lunghezza d’onda, potenza o energia, tipo di emissione, durata degli impulsi, livello di protezione richiesto e visibilità necessaria all’operatore. Un occhiale non correttamente selezionato può risultare inefficace o rendere difficoltosa l’attività.

Quali dispositivi di sicurezza devono essere controllati?

Quando presenti devono essere verificati interblocchi, chiave di comando, arresto di emergenza, segnali luminosi, protezioni del fascio, sistemi di aspirazione, pedali di attivazione, carter e sistemi di blocco dell’emissione.

Gli operatori laser devono ricevere una formazione specifica?

Sì. Devono conoscere rischi oculari e cutanei, caratteristiche del laser utilizzato, dispositivi di protezione, procedure di accesso e lavoro, gestione delle anomalie, comportamento in emergenza e rischi accessori come fumi, incendi o sostanze impiegate.

Sterilizzazione e legionella20

Legionella

Tutte le strutture sanitarie devono valutare il rischio Legionella?

Le strutture devono valutare la possibilità che impianti idrici o apparecchiature favoriscano la proliferazione e diffusione della Legionella. Il livello di approfondimento dipende dalle caratteristiche dell’edificio, dagli impianti, dalle attività e dalla vulnerabilità degli utenti.

Quali impianti devono essere considerati nella valutazione?

Devono essere considerati, quando presenti, rete dell’acqua calda e fredda, accumuli e serbatoi, ricircoli, docce, rubinetti, terminali poco utilizzati, tratti ciechi, umidificatori, apparecchiature che producono aerosol e linee idriche dei riuniti odontoiatrici.

Quali documenti devono essere predisposti per la gestione della Legionella?

La documentazione può comprendere valutazione del rischio, schema dell’impianto, individuazione dei punti critici, piano di controllo, programma di manutenzione, registro degli interventi, temperature, rapporti di campionamento, azioni correttive e verifica dell’efficacia degli interventi.

È opportuno nominare un responsabile o referente per la Legionella?

È opportuno individuare formalmente un referente che coordini controlli, manutenzioni, registrazioni, rapporti con i tecnici, campionamenti e gestione delle non conformità. L’organizzazione concreta deve essere proporzionata alla struttura e ai rischi presenti.

Il campionamento deve essere effettuato ogni anno?

Non esiste una periodicità automaticamente identica per tutte le strutture. La frequenza deve derivare dalla valutazione del rischio e considerare vulnerabilità degli utenti, complessità dell’impianto, risultati precedenti, ristagni, interventi effettuati e precedenti episodi di contaminazione.

Quali misure preventive possono essere adottate contro la Legionella?

Le misure possono comprendere controllo delle temperature, flussaggio dei terminali, eliminazione dei ristagni, pulizia e disincrostazione, manutenzione dei serbatoi, disinfezione, rimozione dei tratti inutilizzati, controllo dei sistemi di trattamento e registrazione degli interventi.

Quali precauzioni sono necessarie per i riuniti odontoiatrici?

Devono essere considerate le linee idriche interne, nelle quali possono formarsi biofilm e ristagni. Le misure possono comprendere flussaggio, disinfezione periodica, dispositivi antiretrazione, manutenzione delle linee, trattamento dell’acqua, controlli microbiologici sulla base del rischio e rispetto delle indicazioni del fabbricante.

Cosa bisogna fare se viene rilevata una contaminazione da Legionella?

Occorre valutare il livello di contaminazione, individuare le possibili cause, adottare misure correttive, eseguire pulizia o disinfezione, limitare se necessario l’uso dei punti critici, ripetere i controlli e documentare tutte le attività svolte.

Autoclavi e processo di sterilizzazione

È sufficiente verificare il funzionamento dell’autoclave?

No. La sterilizzazione deve essere considerata come un processo completo: raccolta, decontaminazione, lavaggio, risciacquo, asciugatura, controllo, confezionamento, sterilizzazione, conservazione e rintracciabilità. Un’autoclave funzionante non compensa errori nelle fasi precedenti.

Quali documenti devono essere presenti per l’autoclave?

Devono essere disponibili manuale d’uso, marcatura e dichiarazioni applicabili, documentazione di installazione, registro delle manutenzioni, rapporti degli interventi tecnici, registrazioni dei cicli, risultati dei test, documentazione della convalida, procedure operative e gestione delle non conformità.

Cosa deve essere registrato per ogni ciclo di sterilizzazione?

È opportuno registrare data e ora, identificazione dell’autoclave, operatore, programma, descrizione o codice del carico, parametri del ciclo, esito, risultato degli indicatori, eventuali anomalie e decisione sulla liberazione del carico.

Quali test devono essere effettuati sull’autoclave?

In funzione del tipo di sterilizzatrice e del carico possono essere previsti prova del vuoto, test Bowie-Dick, test Helix, indicatori chimici, eventuali indicatori biologici, controllo dei parametri fisici e verifica del sistema di registrazione. Frequenza e applicabilità devono derivare dalle indicazioni del fabbricante, dalla procedura e dalla convalida.

Che cos’è il test Helix?

È una prova utilizzata per verificare la capacità del vapore di penetrare nei dispositivi con cavità o passaggi stretti. È particolarmente rilevante quando vengono sterilizzati strumenti cavi, secondo l’applicabilità definita per il processo e la sterilizzatrice utilizzata.

Che cos’è il test Bowie-Dick?

È una prova destinata a verificare l’efficace rimozione dell’aria e la penetrazione del vapore nei cicli per carichi porosi, quando applicabile alla tipologia di sterilizzatrice e di ciclo utilizzato.

Che cos’è la convalida del processo di sterilizzazione?

È l’attività documentata con la quale si dimostra che il processo, se eseguito secondo condizioni definite, è in grado di produrre risultati ripetibili e adeguati. La convalida considera apparecchiatura, carichi, confezionamento, disposizione, parametri del ciclo e risultati delle prove.

La convalida deve essere ripetuta?

Deve essere riesaminata o ripetuta secondo il programma stabilito e quando intervengono modifiche significative, come sostituzione o trasferimento dell’autoclave, manutenzioni rilevanti, modifica dei carichi o del confezionamento, anomalie ripetute o esiti non conformi.

Come devono essere gestiti i cicli non conformi?

Il materiale non deve essere considerato sterile. La procedura deve prevedere identificazione e segregazione del carico, individuazione della causa, eventuale ripetizione del processo, verifica dell’autoclave, registrazione dell’anomalia e intervento tecnico quando necessario.

Le buste sterilizzate hanno una scadenza?

Il mantenimento della sterilità dipende dal tipo di confezionamento, dalla qualità della sigillatura, dalle condizioni di conservazione, dalla manipolazione e dalla procedura adottata. Ogni confezione deve essere integra, asciutta, identificabile e conservata in condizioni adeguate.

L’autoclave è anche un’attrezzatura a pressione?

Sì. L’autoclave utilizza vapore in pressione e deve essere valutata anche sotto il profilo delle attrezzature a pressione. L’eventuale assoggettamento a comunicazione di messa in servizio, censimento CIVA e verifiche periodiche dipende da pressione, volume, classificazione, caratteristiche tecniche e documentazione del fabbricante. Non tutte le piccole autoclavi sono soggette agli stessi adempimenti.

Quali norme tecniche sono oggi particolarmente rilevanti per le piccole sterilizzatrici a vapore?

Per il processo di sterilizzazione a calore umido costituisce riferimento la UNI EN ISO 17665:2024; per le piccole sterilizzatrici a vapore è in vigore la UNI EN 13060:2025, che ha sostituito l’edizione 2019. L’applicabilità concreta delle singole prescrizioni deve essere valutata in relazione alla macchina, ai dispositivi trattati e al processo adottato.

Sicurezza sul lavoro9

Il Documento di Valutazione dei Rischi è sempre necessario?

Il DVR è obbligatorio quando ricorrono le condizioni previste dal D.Lgs. 81/2008, in particolare in presenza di lavoratori o soggetti equiparati. Deve descrivere rischi presenti, misure adottate, programma di miglioramento e figure incaricate della gestione della sicurezza.

Quali rischi devono essere considerati nel DVR di una struttura sanitaria?

Devono essere valutati tutti i rischi effettivamente presenti.

  • biologico e chimico
  • cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione
  • strumenti taglienti e pungenti
  • movimentazione manuale dei carichi e dei pazienti, posture e movimenti ripetitivi
  • videoterminali, elettrico e incendio
  • radiazioni ionizzanti, laser e altre radiazioni ottiche, campi elettromagnetici
  • rumore, vibrazioni, stress lavoro-correlato e aggressioni.
Quando deve essere aggiornato il DVR?

Deve essere riesaminato quando intervengono modifiche delle attività, nuove apparecchiature, variazioni delle mansioni o dell’organizzazione, infortuni significativi, risultati sanitari che evidenziano nuovi rischi, evoluzione delle conoscenze o nuove disposizioni che incidano sulla valutazione.

Quali figure della sicurezza devono essere nominate?

In relazione all’organizzazione devono essere individuati datore di lavoro, RSPP, eventuali dirigenti e preposti, RLS, Medico Competente quando previsto, addetti al primo soccorso e antincendio ed eventuali figure dedicate a rischi specifici.

Quando deve essere nominato il Medico Competente?

Il Medico Competente deve essere nominato quando la valutazione dei rischi evidenzia situazioni per le quali è prevista la sorveglianza sanitaria. La necessità dipende dalle mansioni e dai rischi effettivi, non soltanto dal settore di appartenenza.

Devono essere predisposte procedure di emergenza?

Sì, in relazione agli eventi ragionevolmente prevedibili. Possono riguardare incendio, malore, infortunio, esposizione biologica, contaminazione, guasto elettrico, incidente radiologico o laser, aggressione ed evacuazione.

Cosa deve contenere il registro dei controlli antincendio?

Deve documentare controlli e interventi relativi ai presidi e impianti presenti, come estintori, illuminazione di emergenza, uscite di sicurezza, porte resistenti al fuoco, allarmi, rilevazione e altri sistemi antincendio, oltre alle esercitazioni quando previste.

Che cos’è il DUVRI?

Il Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze serve a valutare e gestire i rischi che possono derivare dalla presenza contemporanea di lavoratori appartenenti a imprese diverse, per esempio durante manutenzioni, pulizie, lavori edili, installazioni e assistenza tecnica, nei casi in cui la normativa ne richieda la predisposizione.

Devono essere registrati anche gli incidenti senza conseguenze?

È opportuno registrare anche i mancati infortuni e gli eventi anomali. La loro analisi permette di individuare condizioni pericolose prima che producano un danno effettivo e costituisce uno strumento utile per il miglioramento della prevenzione.

Formazione28

Formazione in materia di radioprotezione

Formazione di dirigenti, preposti e lavoratori

Come si articola la formazione in materia di radioprotezione?

La formazione si articola su piani diversi: formazione di dirigenti e preposti ai sensi dell’articolo 110 del D.Lgs. 101/2020; formazione dei lavoratori soggetti ai rischi da radiazioni ionizzanti ai sensi dell’articolo 111; formazione continua ECM sulla radioprotezione del paziente ai sensi dell’articolo 162. Le prime due riguardano soprattutto la tutela dei lavoratori e l’organizzazione della sicurezza; la terza riguarda la protezione del paziente nelle esposizioni mediche.

Quale formazione devono ricevere dirigenti e preposti?

Devono ricevere informazione e formazione specifiche in relazione ai compiti che svolgono in materia di radioprotezione. I contenuti riguardano soggetti e obblighi, fattori di rischio, criteri di valutazione, misure tecniche e organizzative e compiti di vigilanza. L’aggiornamento previsto dall’articolo 110 è almeno triennale.

Quale formazione devono ricevere i lavoratori?

Ogni lavoratore soggetto ai rischi derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti deve ricevere formazione sufficiente e adeguata, riferita alle mansioni effettive.

  • rischi per la salute e organizzazione aziendale della radioprotezione
  • compiti dell’Esperto di Radioprotezione e del medico incaricato della sorveglianza sanitaria
  • norme interne, procedure di lavoro e limiti di dose
  • sorveglianza fisica e sanitaria
  • uso dei dispositivi di protezione e comportamento in emergenza
  • tutela della gravidanza e dell’allattamento
  • addestramento pratico quando necessario.
La formazione riguarda soltanto i lavoratori classificati come esposti?

No. L’obbligo formativo non deve essere valutato soltanto sulla classificazione in categoria A o B. Può interessare anche lavoratori non classificati che, per mansione, collocazione o attività, devono conoscere procedure e misure di radioprotezione. Il livello di approfondimento deve essere proporzionato al rischio concreto.

Ogni quanto deve essere aggiornata la formazione dei lavoratori?

La formazione dei lavoratori prevista dall’articolo 111 deve essere ripetuta almeno con periodicità quinquennale, ferma restando la necessità di aggiornare la formazione prima della scadenza quando cambiano mansione, tecnologia, apparecchiatura, procedure o condizioni di rischio.

La formazione di dirigenti, preposti e lavoratori può essere uguale per tutti?

Non completamente. Una parte introduttiva può essere comune, ma i contenuti devono essere differenziati per ruolo: il lavoratore deve conoscere soprattutto rischi e procedure operative; il preposto anche i compiti di vigilanza; il dirigente gli obblighi organizzativi, gestionali e decisionali. Un unico corso indistinto può non dimostrare l’adeguatezza della formazione per ciascun ruolo.

Chi può svolgere la formazione prevista dagli articoli 110 e 111?

La formazione deve essere svolta nell’ambito delle rispettive competenze da Esperti di Radioprotezione e medici autorizzati, con i requisiti richiesti dalla disciplina applicabile alla formazione in materia di salute e sicurezza. L’Esperto di Radioprotezione tratta prevalentemente gli aspetti fisici, tecnici, organizzativi e procedurali; il medico autorizzato interviene sugli aspetti sanitari di propria competenza.

La formazione di radioprotezione sostituisce quella generale sulla sicurezza sul lavoro?

No. La formazione prevista dall’articolo 111 integra la formazione disciplinata dal D.Lgs. 81/2008 per gli aspetti relativi al rischio da radiazioni ionizzanti. Il lavoratore deve quindi ricevere sia la formazione generale e specifica sulla sicurezza sia lo specifico approfondimento radioprotezionistico.

Formazione ECM sulla radioprotezione del paziente

Che cos’è la formazione ECM sulla radioprotezione del paziente?

È la formazione continua destinata ai professionisti sanitari coinvolti nelle esposizioni mediche. Riguarda, tra l’altro, giustificazione, appropriatezza, ottimizzazione, riduzione delle dosi non necessarie, corretto impiego delle apparecchiature, prevenzione delle esposizioni accidentali, tutela di bambini e gravidanza e responsabilità delle figure coinvolte.

Tutti i professionisti sanitari devono conseguire il 15% dei crediti ECM in radioprotezione?

No. La percentuale varia. Il D.Lgs. 101/2020 prevede almeno il 10% dei crediti complessivi del triennio per medici specialisti, medici di medicina generale, pediatri di famiglia, tecnici sanitari di radiologia medica, infermieri e infermieri pediatrici; almeno il 15% per specialisti in fisica medica e per medici specialisti e odontoiatri che svolgono attività radiodiagnostica complementare.

Cosa si intende per attività radiodiagnostica complementare?

È l’impiego di apparecchiature radiologiche da parte del medico specialista o dell’odontoiatra come supporto diretto, contestuale e integrato alla propria attività clinica. Un esempio tipico è l’odontoiatra che esegue direttamente esami endorali, panoramici o CBCT nell’ambito della diagnosi e del trattamento odontoiatrico.

Come si calcola la percentuale dei crediti ECM in radioprotezione?

La percentuale si calcola sul numero complessivo di crediti ECM effettivamente previsto per il professionista nel triennio di riferimento. Occorre quindi considerare l’obbligo individuale, comprese eventuali riduzioni, bonus, esoneri o esenzioni. Non è corretto assumere automaticamente per tutti un obbligo standard identico.

I crediti ECM sulla radioprotezione sostituiscono la formazione prevista dall’articolo 111?

Non automaticamente. L’articolo 111 riguarda la tutela del lavoratore dai rischi professionali; l’articolo 162 riguarda la protezione del paziente. Un corso ECM può contribuire anche alla formazione dei lavoratori solo se soddisfa tutti i requisiti applicabili dell’articolo 111, compresi contenuti riferiti ai rischi professionali, mansioni, docenti qualificati, periodicità, verifica dell’apprendimento e registrazione aziendale.

Un odontoiatra titolare deve svolgere sia la formazione ECM sia quella prevista dagli articoli 110 e 111?

Gli obblighi devono essere valutati separatamente in relazione ai ruoli concretamente ricoperti. L’odontoiatra che svolge attività radiodiagnostica complementare è soggetto all’obbligo ECM specifico; se ricopre anche funzioni di datore di lavoro, dirigente, preposto o lavoratore soggetto al rischio da radiazioni ionizzanti, devono essere verificati anche gli obblighi previsti dagli articoli 110 e 111.

Quale documentazione deve conservare la struttura per la formazione in radioprotezione?

Per la formazione aziendale è opportuno conservare programma, contenuti, durata, partecipanti, ruolo e mansione, registro presenze, nominativi e qualifiche dei docenti, documentazione dei requisiti, verifica dell’apprendimento, eventuale addestramento, attestati e scadenza dell’aggiornamento. Per l’ECM il professionista deve verificare la corretta registrazione dei crediti e la loro riconducibilità alla radioprotezione del paziente.

Formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro

Quale formazione devono ricevere i lavoratori?

I lavoratori devono ricevere formazione generale, formazione specifica in relazione ai rischi della mansione, eventuale addestramento pratico e aggiornamenti periodici. La formazione deve essere tempestiva rispetto all’assegnazione alla mansione e aggiornata quando cambiano rischi o modalità di lavoro.

Quali altri corsi possono essere necessari?

In funzione dell’organizzazione possono essere necessari corsi per preposti, dirigenti, datore di lavoro, RSPP, RLS, primo soccorso, antincendio, attrezzature, DPI e rischi specifici quali radioprotezione, laser, biologico, chimico, movimentazione dei pazienti e gestione delle aggressioni.

Chi deve frequentare la formazione per preposti?

Deve essere formato come preposto chi, in concreto, sovrintende al lavoro di altri e controlla che le disposizioni aziendali siano rispettate. La funzione effettiva è più importante del solo titolo formale attribuito alla persona.

La formazione può essere svolta interamente online?

Dipende dal tipo di percorso e dalle modalità ammesse dalla disciplina applicabile. Alcuni corsi possono essere svolti in e-learning, mentre altri richiedono presenza, esercitazioni o addestramento pratico. Dal 2025 i percorsi regolati dall’articolo 37 del D.Lgs. 81/2008 devono essere letti alla luce del nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025.

Quali documenti devono essere conservati per ogni corso?

Devono essere conservati programma, durata, modalità di svolgimento, registro presenze, nominativi e requisiti dei docenti o del soggetto formatore, risultati delle verifiche, attestati ed eventuali verbali di addestramento pratico.

Gli attestati hanno sempre una scadenza?

No. I diversi percorsi prevedono regole differenti. Alcuni richiedono aggiornamenti con periodicità stabilita, altri un aggiornamento in relazione a cambiamenti organizzativi, introduzione di nuovi rischi o necessità emerse dalla valutazione.

È sufficiente possedere l’attestato per dimostrare che la formazione è adeguata?

No. Deve essere possibile dimostrare che il corso era coerente con mansione e rischio, che durata e modalità erano conformi, che il formatore possedeva i requisiti, che il lavoratore ha partecipato e superato le verifiche previste e che l’eventuale addestramento è stato realmente svolto.

Formazione & Sicurezza

Cosa prevede la formazione generale?
Il corso di formazione generale dura 4 ore e fornisce le conoscenze fondamentali sulla prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro: concetti di rischio, danno, prevenzione e protezione, organizzazione della prevenzione aziendale, diritti e doveri dei lavoratori, organi di vigilanza.
Cosa prevede la formazione specifica per i lavoratori?
La formazione specifica varia da 4 a 12 ore a seconda del livello di rischio — basso, medio o alto — dell'attività ATECO. I temi includono l'uso dei DPI, le procedure di sicurezza relative alla mansione, i rischi specifici del settore (chimici, fisici, biologici) e le misure di prevenzione adottate dall'azienda.
Quali sono i principali corsi di formazione per i lavoratori?
I principali corsi obbligatori secondo il D.Lgs. 81/2008 e l'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011 comprendono: formazione generale (4 ore), formazione specifica per mansione (4-12 ore), aggiornamento periodico ogni 5 anni (6 ore minimo), formazione per RLS (32 ore), formazione per RSPP, formazione per dirigenti e preposti, addetti antincendio e primo soccorso.
Quando è obbligatorio il corso RSPP?
Il corso RSPP datore di lavoro è obbligatorio quando il datore di lavoro decide di assumere personalmente il ruolo di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, ai sensi del D.Lgs. 81/2008. Questa scelta è possibile nelle aziende artigiane e industriali fino a 30 addetti, agricole e zootecniche fino a 10, della pesca fino a 20, altre aziende fino a 200 addetti.
Che corso deve fare il datore di lavoro?
Il datore di lavoro che assume il ruolo di RSPP deve seguire un corso specifico, con durata variabile in base al rischio: 16 ore per il rischio basso, 32 per il medio, 48 per l'alto. Il corso comprende i moduli giuridico-normativo, gestionale-organizzativo, tecnico e relazionale-comunicativo. Il termine per completare la formazione iniziale è di 90 giorni dall'avvio dell'impresa.
Chi si occupa di sicurezza sul lavoro?
La sicurezza sul lavoro è gestita da diverse figure previste dal D.Lgs. 81/2008: il datore di lavoro, che ne ha la responsabilità principale, il RSPP interno o esterno, il RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), il medico competente quando previsto, gli addetti antincendio e primo soccorso, ed eventuali dirigenti e preposti formati.

Autorizzazioni, verifiche e supporto14

Sanità & Autorizzazione

Come avviene il processo di accreditamento?
Il processo di accreditamento si svolge attraverso la verifica della conformità della struttura sanitaria ai requisiti stabiliti dal D.P.R. 14 gennaio 1997 e alle normative regionali. Per la Regione Lombardia si applica anche la L.R. 23/2015. La verifica include requisiti strutturali, organizzativi, tecnologici e specifici, ed è effettuata dagli organi di vigilanza competenti (ATS). L'accreditamento è obbligatorio per le strutture che intendono operare in convenzione con il SSN.
Che differenza c'è tra autorizzazione e accreditamento?
L'autorizzazione è un passaggio obbligatorio che consente l'apertura e l'esercizio dell'attività sanitaria, previa verifica dei requisiti minimi strutturali, organizzativi e tecnologici. L'accreditamento è un passaggio successivo e facoltativo, necessario per erogare prestazioni in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. L'autorizzazione precede sempre l'accreditamento.
Chi verifica i requisiti per esercire un'attività sanitaria?
Gli organi di vigilanza regionali (in genere ATS, USSL o equivalenti) verificano i requisiti seguendo il D.P.R. 14 gennaio 1997 e le normative locali. Ogni Regione ha definito un proprio procedimento autorizzativo. In Lombardia il riferimento è la L.R. 23/2015.
Come si ottiene l'autorizzazione sanitaria?
L'art. 15 comma 1 della L.R. 23/2015 stabilisce che l'autorizzazione all'esercizio è rilasciata dalla ATS solo per Strutture di ricovero e cura, centri di PMA e residenzialità psichiatrica. Tutte le altre strutture (ambulatori, AOM, ecc.) devono presentare una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) alla ATS, anche in caso di ampliamento o trasformazione.

Radioprotezione & Verifiche

Quando è obbligatorio nominare un Esperto di Radioprotezione?
L'Esperto di Radioprotezione, secondo il D.Lgs. 101/2020, è obbligatorio in tutte le pratiche con sorgenti di radiazioni ionizzanti: radiodiagnostica, radioterapia, medicina nucleare, controlli non distruttivi, industrie NORM, importazione di rottami metallici extra-UE e altre attività che comportano esposizione a radiazioni. Il grado richiesto dipende dal tipo di sorgente e dalle dosi gestite.
Come funzionano i controlli radiometrici doganali su rottami metallici?
Il D.Lgs. 101/2020 obbliga importatori, trasportatori e magazzini doganali a sottoporre a sorveglianza radiometrica i rottami metallici ferrosi e non ferrosi, i semilavorati e i prodotti finiti di provenienza extra-UE. La misura è effettuata da un Esperto di Radioprotezione di almeno II grado o da personale addetto sotto la sua responsabilità. Al termine viene emesso il documento IRME90, che attesta l'avvenuta sorveglianza.
Cos'è la rilevazione del radon e quando è obbligatoria?
Il radon è un gas radioattivo naturale che si accumula negli ambienti chiusi. Il D.Lgs. 101/2020 obbliga i datori di lavoro a verificare la concentrazione di radon nei luoghi di lavoro, con livello di riferimento fissato a 300 Bq/m³ e obiettivo di 200 Bq/m³ per le nuove costruzioni. Se la dose efficace ai lavoratori supera i 6 mSv all'anno è obbligatorio adottare azioni di rimedio.
Quando serve un Esperto Responsabile per la risonanza magnetica?
L'Esperto Responsabile della Sicurezza in Risonanza Magnetica è obbligatorio in ogni struttura che installa una RM. Il D.M. 14/01/2021 gli affida la gestione completa della sicurezza dell'impianto: approvazione del progetto, analisi del rischio, regolamento di sicurezza, formazione del personale, sorveglianza fisica dell'ambiente, controlli periodici dei dispositivi di sicurezza e della gabbia di Faraday.
Come avviene la verifica delle apparecchiature elettromedicali?
La verifica di sicurezza elettrica è obbligatoria per legge, D.Lgs. 81/2008 articoli 80-87, e segue le norme tecniche CEI 62-5 e CEI 62-148. La periodicità è indicata dal costruttore, da 6 a 36 mesi. In assenza di indicazioni è determinata da persona qualificata in base al rischio: tipicamente biennale per rischio basso, annuale per rischio medio-alto. L'esito è verbalizzato e tenuto a disposizione degli organi di vigilanza.

Supporto di Ce.Mi.Rad. srl

In che modo Ce.Mi.Rad. Srl può supportare la struttura?

Ce.Mi.Rad. Srl può assistere nell’analisi della documentazione esistente, nell’individuazione di documenti mancanti o scaduti, nella predisposizione di registri e procedure, nella programmazione delle verifiche, nella gestione degli scadenziari, nel coordinamento con professionisti e organismi abilitati, nella formazione e nella gestione delle non conformità, nei limiti delle attività di propria competenza.

È possibile effettuare un controllo generale della documentazione?

Sì. Una verifica complessiva può classificare documenti presenti, mancanti, scaduti o da aggiornare, identificare gli adempimenti non applicabili e attribuire una priorità agli interventi necessari.

È possibile predisporre uno scadenziario unico?

Sì. Le principali scadenze possono essere organizzate in un unico sistema che comprenda radioprotezione, controlli qualità RX, impianti elettrici, impianto di terra, elettromedicali, formazione, antincendio, Legionella, autoclavi, manutenzioni e sorveglianza sanitaria.

Ce.Mi.Rad. Srl può sostituire tutti i professionisti necessari?

No. Alcune attività devono essere svolte da professionisti, enti o organismi in possesso di specifiche abilitazioni. Ce.Mi.Rad. Srl può svolgere direttamente le attività di propria competenza e coordinare, quando necessario, il coinvolgimento delle altre figure specialistiche.

Il supporto è utile anche in vista di un controllo degli organi di vigilanza?

Sì. Una verifica preventiva consente di riordinare la documentazione, controllare le scadenze, individuare le principali carenze, predisporre le evidenze richieste, programmare le azioni correttive e rendere più agevole la consultazione dei documenti durante il sopralluogo.

Riferimenti

Norme e fonti tecniche.

Il quadro normativo e le fonti tecniche su cui si basano queste risposte.

  • D.Lgs. 31 luglio 2020, n. 101 e s.m.i. — Radioprotezione; protezione dei lavoratori e della popolazione; esposizioni mediche; formazione; giustificazione e ottimizzazione.
  • D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i. — Salute e sicurezza sul lavoro; valutazione dei rischi, formazione, impianti, attrezzature, sorveglianza sanitaria.
  • Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 — Durata e contenuti minimi dei percorsi formativi in materia di salute e sicurezza ai sensi dell’articolo 37 del D.Lgs. 81/2008.
  • D.P.R. 22 ottobre 2001, n. 462 — Denuncia e verifiche periodiche degli impianti di messa a terra e degli altri impianti ricadenti nel campo di applicazione.
  • D.M. 22 gennaio 2008, n. 37 — Realizzazione, trasformazione e documentazione degli impianti negli edifici.
  • CEI 64-8, Sezione 710 — Impianti elettrici nei locali ad uso medico.
  • CEI EN 62353:2015 - CEI 62-148 — Verifiche periodiche e prove dopo riparazione degli apparecchi elettromedicali.
  • Serie CEI EN 60601 — Sicurezza di base e prestazioni essenziali degli apparecchi elettromedicali.
  • CEI EN 60825-1 e norme/guide applicabili — Sicurezza dei prodotti laser e classificazione delle sorgenti.
  • Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi — Valutazione, prevenzione e gestione del rischio Legionella.
  • UNI EN ISO 17665:2024 — Sviluppo, convalida e controllo di routine dei processi di sterilizzazione a calore umido.
  • UNI EN 13060:2025 — Requisiti e prove per le piccole sterilizzatrici a vapore; in vigore dal 9 ottobre 2025 e sostitutiva della UNI EN 13060:2019.
  • Documenti IAEA e linee guida tecniche sulla radiologia odontoiatrica — Principi di protezione di pazienti e operatori, progettazione delle installazioni, ottimizzazione e uso appropriato delle tecniche radiologiche dentali.
  • Le FAQ sono state organizzate sulla base dei seguenti riferimenti principali, da verificare nella versione vigente quando si applicano a un caso concreto:
  • D.Lgs. 31 luglio 2020, n. 101 e s.m.i. - Titolo IV, Capo I, Esposizione al radon; in particolare artt. 10-18 e Allegato II.
  • D.Lgs. 25 novembre 2022, n. 203 - disposizioni integrative e correttive del D.Lgs. 101/2020.
  • DPCM 11 gennaio 2024 - Piano Nazionale d’Azione per il Radon 2023-2032 (PNAR), pubblicato in G.U. il 21 febbraio 2024.
  • Regione Lombardia - L.R. 3 marzo 2022, n. 3, disposizioni regionali sul radon indoor.
  • Regione Lombardia - DGR XII/508 del 26 giugno 2023, prima individuazione delle aree prioritarie a rischio radon.
  • Gazzetta Ufficiale n. 211 del 9 settembre 2023 - pubblicazione dell’elenco dei Comuni lombardi in area prioritaria.
  • Regione Lombardia - DGR XII/5469 del 9 dicembre 2025, Linee guida per la prevenzione delle esposizioni al gas radon in ambienti indoor.
  • ARPA Lombardia - portale “Il radon”, aree prioritarie, modalità di misura e documentazione tecnica; elenco regionale aggiornato.
  • Istituto Superiore di Sanità - materiali informativi e tecnici sul radon indoor.
  • Organizzazione Mondiale della Sanità - Radon and Health / WHO Handbook on Indoor Radon.
Ce.Mi.Rad. srl

Un interlocutore unico per lo studio.

Incarico di Esperto di Radioprotezione, controlli di qualità, verifiche di impianti e apparecchiature, formazione e sorveglianza degli adempimenti.